Civile: «Non siamo in difficoltà, ma i letti sono tutti occupati»

Nel Bresciano i numeri del contagio sono contenuti. Almeno, lo sono ancora, con la «bella notizia» di sabato, quando all’Asst Spedali Civili per un giorno non è stato ricoverato nessuno per Covid. Anzi, il numero dei degenti era sceso a 173 dai 177 di venerdì. Per aumentare poco dopo, tant’è che ieri sera erano occupati tutti i venti letti di terapia intensiva finora aperti e i duecento di degenza ordinaria. Ed oggi verranno aumentati.
Non è un caso, infatti, se Massimo Lombardo, direttore generale dell’Asst dallo scorso giugno, coglie i piccoli segnali di ottimismo senza, tuttavia, lasciarsi irretire. «Mi preparo al peggio» afferma con la fermezza che gli deriva dall’aver vissuto, prima di tutti, nell’inferno della pandemia che lo scorso febbraio si è scatenata nel Lodigiano per poi lambire in modo disastroso buona parte della Lombardia orientale. Con Brescia in prima linea per numero di contagiati, di malati e di lutti. Lo sa, lo sappiamo, che gli ospedali che si riempiono di pazienti Covid scuotono il sistema sanitario. Lo mettono in ginocchio, come è accaduto in primavera quando otto ricoverati su dieci erano stati infettati dal virus. Asso pigliatutto, il «mostriciattolo» ha fatto piazza pulita delle altre patologie. «Non vogliamo che questo accada di nuovo - afferma Lombardo -. Per questo, la rete ospedaliera regionale è stata organizzata individuando alcuni ospedali di riferimento, tra cui il Civile, per il ricovero di pazienti Covid in terapia intensiva e in condizioni acute, ma anche per tutte le altre patologie tempo-dipendenti o programmate e non rinviabili. Gli altri presidi (pubblici e privati in ugual misura) ricoverano malati Covid meno gravi, molti dei quali nella fase intermedia tra le dimissioni dal Civile e il ritorno a casa».
Il lockdown. A poche ore da un ulteriore provvedimento del presidente del Consiglio dei Ministri che rimodulerà un nuovo lockdown, qual è la situazione sul fronte ospedaliero bresciano? Ieri sera tutti i posti riservati ai Covid al Civile erano occupati, con malati bresciani nell’84% dei letti dei reparti e ne 60% di quelli in Terapia intensiva. Non solo bresciani. «Continuiamo a ricoverare, anche malati dall’area milanese che, com’è noto, è tra le più colpite in questa fase dalla pandemia, ma lo facciamo seguendo un piano a scalare governato da Ats che coinvolge pure tutti gli altri presidi della nostra provincia che si sono attrezzati - aggiunge il dg del Civile -. Vogliamo proseguire, pur con una sensibile riduzione delle attività, anche a curare altre patologie importanti di cui l’ospedale è centro di riferimento. È uno sforzo non da poco da parte di tutti i medici e gli operatori, ma grazie all’esperienza della prima ondata ci siamo organizzati proprio per non interrompere le attività che non sono legate al Coronavirus. Scala 4 nasceva da quest’idea: avere uno spazio dedicato al Covid per permettere agli altri reparti di continuare a curare. L’obiettivo è avere un’area Covid-free in tutto il blocco della scala 14. A fine novembre i primi due reparti della Scala saranno pronti, con 64-68 posti. In sequenza, continueranno i lavori e a fine anno i letti Covid saranno 170».
Previsioni. Cresceranno i casi? In realtà, i numeri dei contagi nel Bresciano sono relativamente contenuti. Lo sono se paragonati all’esplosione della zona di Milano, Brianza e Varesotto. Non ci sono più, però, ospedali «solo» bresciani ed altri «solo» milanesi. Tutta la rete è coinvolta e i dati di ieri, con 418 ricoverati nelle terapia intensive lombarde, ci portano velocemente ai livelli più alti della crisi sanitaria previsti dal Piano ospedaliero regionale quando si devono progressivamente avere 500, 800 e 1100 letti in terapia intensiva e fino a 600 in semintensiva. Cauto ottimismo. Ottimista e positivo, Massimo Lombardo osserva che «i ricoveri non sono proporzionati all’alto numero di tamponi che stiamo facendo». Ancora: «I nostri ospedali non sono in difficoltà: vediamo pazienti più giovani, siamo in grado di gestirli meglio anche con le terapie e, soprattutto, li vediamo precocemente grazie alla rete territoriale più attrezzata. Chi viene ricoverato oggi per polmonite, in primavera stava a casa ed arrivava quando era molto grave. In questo modo abbiamo accorciato mediamente anche i tempi di degenza».
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