Fare i complimenti è arte che richiede preparazione, impegno, maestria nella selezione delle parole. Non è da tutti, e soprattutto non ne dovrebbe abusare chi non è altezza. Rientra sicuramente in quest’ultima categoria quella che ritenevo un’amorevole nonnina ma che incontrandomi nei giorni scorsi mi ha fulminato sottolineando come, nonostante l’età, io sia ancora giovanile.
Per un uomo che si sta approssimando al traguardo del mezzo secolo con l’entusiasmo di un bambino che si alza nella notte per scartare i regali di Santa Lucia, consapevoli entrambi che il tempo successivo sarà più ricco di divertimento di quello precedente; per un uomo che affronta l’accumularsi dei decenni con la stessa eleganza con cui sorseggia il tè in vestaglia da camera; per un uomo che coltiva il proprio arricchimento culturale e il cicorione pan di zucchero con lo stesso entusiasmo. Ecco, per un uomo che rappresenta tutto questo, l’aggettivo giovanile è davvero troppo. È quasi la constatazione di una condizione innaturale, un po’ come questa ottobrata: un autunno dal sapore primaverile. Un autunno giovanile, ma sempre autunno è. E che con questo caldo tepore è quindi inopportuno, financo patetico. Ma lui non se ne rende conto.




