Brescia e Hinterland

Cave di Ghedi e Rezzato nei guai: rifiuto pericoloso da rimuovere

Procura e Arpa invitano a rimuovere al più presto la «similargilla»: «Grave problema per l’ambiente»
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RISCHIO SIMILARGILLA NELLE CAVE

L’inchiesta della Procura della Repubblica di Brescia è ancora aperta e sulle responsabilità personali c’è tutto un iter che seguirà il suo percorso e sul quale è inutile pronunciarsi. C’è però un punto sul quale non paiono esserci dubbi: la «similargilla», materiale prodotto dalla società Recuperi Industriali di Mantova, oggi fallita - e i cui titolari, lo scorso settembre, hanno ricevuto un’ordinanza di applicazione di misure cautelari revocate poi in novembre dal tribunale del Riesame - non essendo stato bonificata, è a tutti gli effetti un rifiuto e come tale va trattato.

Il problema è che, negli anni, la Recuperi Industriali ha venduto questo prodotto come impermeabilizzante per le cave in tre province lombarde: Mantova, Cremona e Brescia, oltre che nel Veronese. Da noi è finito in almeno due siti: la cava Pgs Asfalti di Rezzato e la ex cava Inferno di Ghedi, oggi discarica. Materiale che, a questo punto, va rimosso. Prima la Procura, lo scorso 5 novembre, poi Arpa Brescia, mercoledì, hanno inviato agli enti pubblici - i Comuni di Ghedi e Rezzato e la Provincia di Brescia - e alle due società una comunicazione con la quale invitano gli enti ad attivarsi, nelle rispettive competenze, per il ripristino dei luoghi, con la rimozione cioè della «similargilla».

Uno scorcio dell’ex cava Inferno a Ghedi
Uno scorcio dell’ex cava Inferno a Ghedi

E qui sta il problema. Se per la cava di proprietà della Pgs Asfalti a Rezzato la soluzione è a portata di mano, decisamente più complicata è la condizione in cui si trova la ex cava Inferno di Ghedi. Stando alle verifiche degli ufficiali giudiziari dell’Agenzia per l’ambiente di Brescia, nella prima il materiale contaminato da idrocarburi è stato solamente stoccato in un’area dello scavo. Il 7 dicembre, grazie al sorvolo di due droni che hanno scattato in contemporanea 300 fotografie, è stato possibile accertare che a Rezzato ci sono circa 12.500 metri cubi di «similargilla» da rimuovere.

Diverso è il caso della ex Cava Inferno, oggi di proprietà della società Tecnoinerti, che ha a suo tempo utilizzato questo prodotto per rendere impermeabile la cava, terrapieni e fondi, così come impone la legge, prima di iniziare il conferimento di rifiuti. In pratica, avremmo un prodotto che dovrebbe proteggere il terreno e la falda. Ma, essendo esso stesso contaminato da idrocarburi, può rappresentare un grave problema per l’ambiente. Se quindi a Rezzato si attende ora l’ordinanza sindacale di rimozione dei rifiuti, come disposto dalla legge, più complesso è il caso di Ghedi, laddove la Provincia ha a suo tempo autorizzato la proprietà della Cava Inferno a utilizzare la similargilla come impermeabile, oggi considerato rifiuto. A chiunque spetti farlo, rimane il fatto che quel rifiuto va rimosso al più presto.

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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