L’inchiesta della Procura della Repubblica di Brescia è ancora aperta e sulle responsabilità personali c’è tutto un iter che seguirà il suo percorso e sul quale è inutile pronunciarsi. C’è però un punto sul quale non paiono esserci dubbi: la «similargilla», materiale prodotto dalla società Recuperi Industriali di Mantova, oggi fallita - e i cui titolari, lo scorso settembre, hanno ricevuto un’ordinanza di applicazione di misure cautelari revocate poi in novembre dal tribunale del Riesame - non essendo stato bonificata, è a tutti gli effetti un rifiuto e come tale va trattato.
Il problema è che, negli anni, la Recuperi Industriali ha venduto questo prodotto come impermeabilizzante per le cave in tre province lombarde: Mantova, Cremona e Brescia, oltre che nel Veronese. Da noi è finito in almeno due siti: la cava Pgs Asfalti di Rezzato e la ex cava Inferno di Ghedi, oggi discarica. Materiale che, a questo punto, va rimosso. Prima la Procura, lo scorso 5 novembre, poi Arpa Brescia, mercoledì, hanno inviato agli enti pubblici - i Comuni di Ghedi e Rezzato e la Provincia di Brescia - e alle due società una comunicazione con la quale invitano gli enti ad attivarsi, nelle rispettive competenze, per il ripristino dei luoghi, con la rimozione cioè della «similargilla».



