Brescia e Hinterland

Cava Castella, richiesta choc di Garda Uno: «17 milioni di danni»

I danni dalla bocciatura dell’autorizzazione Il Comune di Rezzato: «Pretesa infondata che respingiamo»
L’area in cui Garda Uno avrebbe voluto realizzare la discarica a Rezzato - © www.giornaledibrescia.it
L’area in cui Garda Uno avrebbe voluto realizzare la discarica a Rezzato - © www.giornaledibrescia.it

Un risarcimento danni di 16.925,414 milioni di euro. È quanto chiede al Comune di Rezzato la società Garda Uno spa dopo aver ricevuto il 3 di agosto il no definitivo dal Consiglio di Stato alla realizzazione della cava «La Castella» a sud del paese, al confine con Buffalora. Una vera doccia ghiacciata che arriva a circa tre mesi da quella decisione che, insieme a Rezzato, vide esultare anche tutti coloro (Comuni limitrofi e associazioni varie) che negli anni si erano adoperati affinché la discarica non si facesse.

Dopo la sentenza. A comunicarlo, una nota diramata nella mattinata di ieri dal sindaco di Rezzato Giovanni Ventura, nella quale evidenzia le motivazioni di Garda Uno per la iperbolica richiesta. «Garda Uno spa - vi si legge - rileva che l’esito del giudizio amministrativo è dipeso esclusivamente dall’azione giudiziale del Comune di Rezzato, in quanto nessun altro soggetto ha autonomamente impugnato il provvedimento provinciale. Tale azione, a detta di Garda Uno, costituirebbe palese violazione di accordi intercorsi in data 12 aprile 2007, asseritamente frutto di incontri e confronti, con i quali l’Amministrazione comunale di allora avrebbe concordato la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi. Garda Uno spa sostiene che solo in conseguenza di tale accordo si era attivata per ottenere l’autorizzazione provinciale».

L’ammontare del risarcimento rappresenterebbe i costi sostenuti, tra i quali l’esborso per l’acquisto dell’area e le spese tecniche. «Garda Uno spa - scrive ancora Ventura - paventa infine profili di danno erariale, cui potrebbero a suo dire essere chiamati a rispondere coloro i quali, in violazione dei pretesi pregressi accordi, hanno avviato e proseguito l’azione giudiziale.

Il Comune di Rezzato respinge e contesta con fermezza e sotto ogni profilo la fondatezza della richiesta di risarcimento che, ove ritenuta per ipotesi fondata, avrebbe conseguenze disastrose sulle finanze locali. Il Comune tutelerà i suoi interessi in tutti i modi più opportuni, senza poter escludere anche quello di riservarsi cautelativamente nei confronti di coloro che Garda Uno spa ritiene personalmente responsabili».

L’accordo del 2007. A firmare gli accordi intercorsi nell’aprile del 2007 fu l’allora sindaco Enrico Danesi. Si trattava di una lettera d’intenti che riguardava la richiesta di utilizzo di un sito in zona Cascina Castella per il conferimento di rifiuti, che avrebbe dovuto essere però subordinata ad alcune modifiche chieste dal Comune. Lettera a cui ne seguì un’altra del 14 ottobre 2008, nella quale il Comune precisava che non essendo arrivata risposta alcuna a quanto chiesto nel 2007, era volontà dell’Amministrazione di non procedere all’attivazione di nessuna discarica. La vicenda proseguì. Tappa significativa fu nel 2011 la presentazione del primo progetto di Garda Uno per lo smaltimento di circa 1.890.000 metri cubi di rifiuti non pericolosi in otto anni. Nel 2016 ci fu la bocciatura del progetto da parte della Regione, allora responsabile dell’autorizzazione, «perché troppo impattante»; seguì un nuovo progetto, Castella 2, più contenuto: 905mila metri cubi in 7 anni nella stessa zona. Sino alla bocciatura definitiva e, ora, alla pesantissima richiesta di risarcimento.

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