Casasco (Confapi) da Draghi: «Quattro idee per l’emergenza»

Un incontro di venti minuti per ragionare sulle necessità delle Pmi. Il presidente di Confapi è soddisfatto
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PRANDINI E CASASCO DA DRAGHI
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Un incontro di venti minuti per ragionare sulle necessità delle Pmi. Il presidente di Confapi, Maurizio Casasco è soddisfatto del faccia a faccia con Mario Draghi.
 

Presidente cosa può dirci dell’incontro con il premier incaricato? Ho apprezzato due qualità del presidente: la riservatezza e la capacità di ascolto.
 

Avete presentato le vostre idee per lo sviluppo del Paese e delle Pmi? Si tratta di quattro proposte su lavoro, emergenza sanitaria, formazione e sviluppo economico.

Partiamo dal lavoro cose avete suggerito? Una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, una riduzione del costo del lavoro con la decontribuzione, la capitalizzazione delle Pmi e il tema dei pagamenti tra pubblico e privato. Ma Confapi chiede un investimento sul capitale immateriale.

Cosa intende? Serve una riqualificazione manageriale con la formazione che va dai proprietari della piccola e media industria ai lavoratori. Serve anche un investimento sulla scuola, perché il livello di dispersione scolastica nel nostro Paese è troppo elevato. L’Italia deve investire sul capitale umano. Non possiamo parlare di semplificazione attraverso la digitalizzazione se non ci sono le conoscenze né nella Pubblica amministrazione né nel mondo imprenditoriale.

Lei pensa che Draghi possa realizzare tutte le riforme che gli vengono chieste? L’importante è dare il metodo e rimettere in ordine le cose. Draghi potrà definire i programmi delle riforme tenendo conto che entro il 2026 devono essere utilizzati tutti i fondi europei dei progetti indicati dal Recovery plan. Il rischio, senza programmazione, è quello di non riuscire a spendere i soldi.

Se invece dobbiamo ragionare su come affrontare l’emergenza qual è la vostra idea? È fondamentale la capacità di integrazione tra sistema privato e sistema pubblico. In questa fase la parti sociali, ovvero sindacati e le associazioni datoriali, devono muoversi insieme per la sicurezza nazionale. Prendo come spunto la mia proposta del vaccino in azienda: non vale solo per Brescia ma è una proposta a livello nazionale. Da un lato ci sono le imprese che garantiscono una ripartenza del sistema produttivo ma dall’altro ci sono le istituzioni come la Lombardia o lo Stato che portano avanti la campagna vaccinale.

 

Può illustrare meglio la proposta della vaccinazione in azienda?
Proponiamo che i vaccini che non hanno necessità di refrigerazione, come AstraZeneca e quando arriverà il Johnson&Johnson, siano somministrabili dai medici del lavoro in azienda come accade per l’antinfluenzale. Questo fermo restando le priorità definite dallo Stato, ma sarebbe un modo per alleggerire il sistema nazionale e garantire la sicurezza sul lavoro. Il medico del lavoro conosce l’anamnesi dei singoli lavoratori, ma l’effetto sarebbe anche quello di creare maggiore coesione in azienda tra datore, medico e lavoratori.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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