Brescia e Hinterland

Carmine e movida: «Casa venduta, ma la causa con il Comune è ferma in Cassazione»

Gianfranco Paroli aveva portato in tribunale la Loggia, vincendo solo il primo grado
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Gianfranco Paroli attende l’ultimo grado di giudizio - © www.giornaledibrescia.it
Gianfranco Paroli attende l’ultimo grado di giudizio - © www.giornaledibrescia.it

Il caso di Torino ricalca quello vissuto anni fa a Brescia. Ma se in Piemonte il Comune del capoluogo è stato condannato in primo e secondo grado per la malamovida, all’ombra del Cidneo la partita tra residenti e Amministrazione è ferma in Cassazione. Andiamo con ordine.

È di questi giorni la decisione della Corte d’Appello torinese di condannare il Comune guidato da Stefano Lo Russo per i decibel della movida troppo alti nel quartiere di San Salvario. Rispetto al primo giudizio è però stato drasticamente ridotto il risarcimento da versare ai 29 residenti che hanno fatto causa. E passato dal milione a 200mila euro. Nel 2017 a Brescia la Loggia era invece stata condannata in sede civile a versare 50mila euro a Gianfranco Paroli, fratello dell’ex sindaco Adriano, e residente in Carmine in quel periodo. «Finalmente sono riuscito a vendere casa» commenta oggi mentre in quartiere torna a montare la polemica per la malamovida.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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