Carmine e movida: «Casa venduta, ma la causa con il Comune è ferma in Cassazione»

Gianfranco Paroli aveva portato in tribunale la Loggia, vincendo solo il primo grado
Gianfranco Paroli attende l’ultimo grado di giudizio - © www.giornaledibrescia.it
Gianfranco Paroli attende l’ultimo grado di giudizio - © www.giornaledibrescia.it
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Il caso di Torino ricalca quello vissuto anni fa a Brescia. Ma se in Piemonte il Comune del capoluogo è stato condannato in primo e secondo grado per la malamovida, all’ombra del Cidneo la partita tra residenti e Amministrazione è ferma in Cassazione. Andiamo con ordine.

È di questi giorni la decisione della Corte d’Appello torinese di condannare il Comune guidato da Stefano Lo Russo per i decibel della movida troppo alti nel quartiere di San Salvario. Rispetto al primo giudizio è però stato drasticamente ridotto il risarcimento da versare ai 29 residenti che hanno fatto causa. E passato dal milione a 200mila euro. Nel 2017 a Brescia la Loggia era invece stata condannata in sede civile a versare 50mila euro a Gianfranco Paroli, fratello dell’ex sindaco Adriano, e residente in Carmine in quel periodo. «Finalmente sono riuscito a vendere casa» commenta oggi mentre in quartiere torna a montare la polemica per la malamovida.

«È innegabile che l’ente proprietario della strada da cui provengono le immissioni denunciate debba provvedere ad adottare le misure idonee a farle cessare» scrisse il giudice di primo grado. La sentenza è però stata ribaltata in appello con il Comune di Brescia che ha incassato l’accoglimento del ricorso. «È una questione di ordine pubblico e la gestione spetta a Prefetto e Questore» recita la sentenza.

«E ora il mio caso è fermo in Cassazione. Sto attendendo da un anno e mezzo» spiega Paroli. Che ha cambiato casa proprio perché non riusciva più a convivere con la movida. «I miei ex vicini mi dicono che oggi la situazione è addirittura peggiorata» racconta. «La Ztl introdotta dalla Loggia? Considerando che il problema non erano i locali, ma i clienti all’esterno, con questa scelta è stata legalizzata la permanenza in strada di gente libera di fare tutto».

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