Carlo Cottarelli: «Temo che la destra rinnovi il conflitto politico con l’Ue»

L’economista candidato con il Pd propone misure economiche per l’Italia, «dalla lotta all’evasione ad una tassazione progressiva»
Carlo Cottarelli - © www.giornaledibrescia.it
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Venerdì l’avvio del tour di Enrico Letta in grande stile da Brescia, 24 ore dopo la tappa cittadina fugace dell’economista Carlo Cottarelli, candidato come capolista del Partito Democratico nel collegio plurinominale in Lombardia 2 e all’uninominale di Cremona. Dopo aver visitato un’azienda di Odolo, l’ex premier incaricato è arrivato nella sede dem di via del Risorgimento per ribadire i motivi della sua scelta: «Io sono progressista e credo nell’Europa - ha esordito Cottarelli, affiancato dal segretario provinciale Zanardi e dalla capogruppo Pd al Senato Simona Malpezzi -. Dall’altra parte c’è una visione dichiaratamente conservatrice, per questo non potevo non accettare la proposta di chi vuole il taglio delle tasse sul lavoro e di chi crede che tutti debbano avere un’opportunità, il diritto alla sanità e all’istruzione. Mi sono unito a questa coalizione perché era necessario».

Ricette

Ex direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, con una carriera nella Banca d’Italia e nell’Eni, Cottarelli non può non dedicare un’ampia fetta della sua visione politica all’economia: «C’è la forte necessità di intraprendere una vera lotta all’evasione fiscale in questo Paese, mentre bisogna ricorrere alla tassazione progressiva, senza comunque cadere negli eccessi degli anni Settanta e Ottanta». Proprio sulla «flat tax della discordia», arriva puntuale la stoccata a Matteo Salvini e al centrodestra, che nei giorni scorsi l’hanno attaccato su alcune sue dichiarazioni: «Non ho mai detto che la flat tax serve solo ai ricchi, ma è indubbio che più cresce il reddito più si risparmia, così un top manager potrà guadagnare 112 volte in più di un lavoratore normale. Oggi la flat tax esiste solo in alcuni Paesi dell’est e non mi risulta abbia mai prodotto vantaggi economici».

Fortemente europeista, Cottarelli spesso fa riferimento proprio all’Ue e ai vantaggi del Pnrr - «ma bisogna superare il criterio nell’unanimità delle decisioni. Certo, un governo non può incidere su questo cambio, ma si possono fare pressioni». E anche quando ricorda la sua ultima esperienza politica flash - l’incarico di formare un governo nel maggio 2018 - volge lo sguardo verso il centrodestra: «Fu una crisi che riguardava i rapporti con l’Europa e con l’euro. Non dimentichiamoci che qualcuno andava in giro con la maglia "no euro". Credo che Mattarella abbia fatto bene a mettere in discussione quei rapporti».

E anche se il Pd ha ora intrapreso un tentativo di rimonta, i sondaggi ribadiscono che sarà il centrodestra a governare. Le paure di Cottarelli, in questo caso, sono ancora una volta rivolte ai rapporti con l’Ue e all’economia: «Cosa mi spaventa di più? Entrare in un conflitto politico con l’Europa nel momento in cui siamo sotto attacco finanziario. E’ esattamente ciò che è accaduto nel 2011 e ne paghiamo le conseguenze».

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