Calovini: «Un incarico per la Nato in nome di dialogo e sicurezza»

Il parlamentare bresciano di Fratelli d'Italia è stato nominato vicepresidente del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente
Il bresciano Calovini (primo da destra) nominato vicepresidente del Gsm dell’Assemblea Parlamentare Nato - Foto tratta da X
Il bresciano Calovini (primo da destra) nominato vicepresidente del Gsm dell’Assemblea Parlamentare Nato - Foto tratta da X
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On. Calovini è stato recentemente nominato vicepresidente del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’Assemblea Parlamentare della Nato. Cosa comporta?

«Il Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente riunisce più di 60 parlamentari dei Paesi dell’Alleanza atlantica il cui obiettivo è quello di tessere una rete robusta di dialogo trasversale tra il quadrante europeo e quello mediorientale, non solo per affrontare emergenze contingenti come le guerre in Ucraina o a Gaza, ma per sviluppare una strategia di lungo periodo che prevenga scenari di crisi. Il Gruppo speciale si riunisce due volte l’anno per affrontare temi prettamente politici, ma le delegazioni possono prevedere anche delle missioni nei singoli Paesi accompagnati da altre delegazioni, sempre della Nato, che fanno parte della Commissione economica e della Commissione tecnologica. Ciò permette di instaurare relazioni tanto stabili quanto versatili e flessibili. Tra i temi sicuramente prevalenti figurano non solo questioni socioeconomiche e relative alla sicurezza dell’area mediterranea, del Medio Oriente e della penisola arabica, oltre che della cooperazione tra i Paesi Nato e con partner del Medio Oriente e del Nord Africa, ma anche tutto ciò che riguarda i rapporti commerciali, le esplorazioni di gas e la possibilità di partenariati dal punto di energetico.

Per ciò che riguarda me, la nomina a vicepresidente sarà un ruolo non facile in una fase particolarmente delicata per tutta l’area, ma che mi permetterà di lavorare al meglio per l’interesse nazionale e di tutta la regione euro-mediterranea. Nel dettaglio, credo che il gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente possa essere decisivo. Forum come questo gruppo sono contesti fondamentali nei quali ribadire la centralità fianco sud, quindi quello nordafricano e mediterraneo. Non basta però affiancarlo al fronte est o al fronte indo pacifico in maniera sterile. I tre fronti Nato vanno necessariamente messi a sistema e affrontati parallelamente.

In tal senso, come detto, creare un forum robusto di rapporti e relazioni trasversale tra i vari quadranti strategici per l’Alleanza permetterà di mantenere sempre alta l’attenzione e favorirà lo sviluppo della Nato sotto molteplici aspetti».

L’attenzione dell’opinione pubblica si è spostata dall’Ucraina al quadrante mediorientale. Non crede che questo giochi a favore dell’esercito russo?

«Può essere; tuttavia questo giunge in un momento in cui gli sviluppi militari sul terreno non possono far cantare vittoria ai russi. Come ripetuto anche in precedenza, sarebbe riduttivo interpretare l’attuale conflitto solo alla luce delle dinamiche locali. Impossibile, se non altro controproducente, pensare che ciò che sta accadendo tra Hamas e Israele non abbia conseguenze per la guerra russo-ucraina che, dal 24 febbraio dello scorso anno, ha riportato la guerra in Europa.

L’invasione su larga scala della Federazione russa ai danni del popolo ucraino ha inaugurato la sfida a tutto capo delle potenze revisioniste all’ordine internazionale basato sulle regole e - quindi - all’Occidente nel suo significato sia geografico che valoriale. L’attuale contesto internazionale, caratterizzato da instabilità e - almeno in parte - redistribuzione di potenza, ha creato un terreno fertile per queste potenze antagoniste, prima Mosca ed ora - anche se non direttamente - Teheran, con la Cina attualmente spettatrice. 

Rispetto al conflitto in Israele, la Russia per ora resta in posizione defilata, sia perché mossa da ben altre preoccupazioni, sia per evitare qualsiasi tipo di associazione con Hamas. Restare in un cono d’ombra rispetto a questa crisi, non può che portarle giovamento. Si noti, però, che gli Stati Uniti stanno dimostrando grande capacità di mantenere l’attenzione su entrambi i fronti».

In Medio Oriente, uno dei membri Nato più consistenti, la Turchia, si è schierato apertamente con i palestinesi, accusando Israele di crimini contro l’umanità. Come si può ricomporre questa frattura all’interno del Patto Atlantico?

«La posizione della Turchia è sempre stata eccentrica rispetto agli altri Stati membri, se è una frattura è una frattura che perdura da sempre. Innanzitutto, fondamentale, è assicurarsi che questa eccentricità non comprometta l’azione dell’Alleanza e in quel caso chiedere ad Ankara di conformarsi alla linea della NATO. Tuttavia, si noti, Ankara è l’interlocutore preferenziale di alcuni Paesi mediterranei, come l’Algeria e altri mediorientali; la presenza della Turchia offre quindi la possibilità di irrobustire il costante e sempre necessario dialogo con i Paesi dell’area.

In tal senso, però, bisogna lavorare con gli alleati in modo tale da assicurarsi la congruenza della Turchia verso l’Alleanza: bilanciare l’armonia degli intenti tra gli alleati con la necessità di non eliminare uno dei possibili ponti con i palestinesi con cui, come dimostrano i colloqui del Segretario Blinken con Abu Mazen, bisogna interagire per isolare Hamas».

L’Italia grazie al Lodo Moro ha sempre mantenuto un occhio di riguardo nei confronti della causa palestinese, questo ci ha tenuto al riparo da attentati terroristici. Oggi che ruolo può giocare Roma nel complesso scacchiere mediorientale?

«La posizione italiana si muove lungo due binari principali, concordati con gli alleati, uno dettato dalla contingenza del conflitto tra Hamas ed Israele, l’altro di più lungo respiro. In merito al primo, l’Italia deve mantenere un fermo sostegno ad Israele e una inequivocabile condanna degli spaventosi atti criminali di Hamas, che hanno causato un terribile numero di vittime innocenti, inclusi bambini, donne ed anziani. Indiscutibile è il diritto di Israele a difendersi e la necessità di operare per evitare un ampliamento della crisi a livello regionale e per tutelare la popolazione civile coinvolta. 

In secondo luogo, va necessariamente ricordato il ruolo che storicamente l’Italia svolge come ponte di dialogo tra diversi quadranti strategici. Fondamentale è, perciò, l’impegno, e la necessità, di costruire un fronte solido e coeso con gli alleati e i partner per portare gli attori in guerra ad una de-escalation, lavorando insieme per evitare il rischio del coinvolgimento di nuovi attori come Libano e Siria, ma anche, e soprattutto, di potenze come l’Iran e player geopolitici come la Russia e Cina che non disdegnerebbero di vedere distolte le attenzioni dell'Occidente da altri scenari critici».

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