Brescia ludica: i giochi da tavolo nutrono passioni e creano lavoro

Giocare è una cosa serissima, non solo per i bambini. E può anche diventare un lavoro. I giochi da tavolo (che siano di carte, di strategia, di montaggio, d’umore) stanno vivendo una stagione d’oro: la pandemia, infatti, ne ha fatto riscoprire la bellezza e il valore didattico; così, non solo sono stati recuperati dagli scaffali i giochi classici e quelli conosciuti perlopiù dai gamer esperti, ma si creata una forte richiesta di nuove esperienze.
I numeri ci danno la misura dell’espansione del fenomeno: a livello mondiale il mercato valeva, nel 2019, 8,5 miliardi di dollari; il 2023 dovrebbe chiudersi a ben 12 miliardi di dollari. In Italia il mercato è cresciuto in maniera esponenziale, è cinque volte le dimensioni del pre Covid: «Negli anni ’90 c’erano poche decine di giochi - spiega il game designer Remo Conzadori - ora siamo a più di 3mila». Brescia non sta certo a guardare, ma è parte attiva nell’espansione con case editrici, designer e manager che lavorano in questo settore.
Le tendenze
Quello che fino a qualche anno fa era un mondo considerato appannaggio dei bambini, ora si è allargato ed è per tutti. «Si pensava che con i giochi tecnologici quelli da tavolo sarebbero scomparsi - spiega Marcello Bertocchi, responsabile editoriale di Studio Supernova dove è approdato dopo aver loro venduto la sua casa editrice di giochi, creata per hobby e poi diventata un lavoro full time -, e invece si è rinforzato a partire dal 2010 perché dà un’esperienza diversa, si riscopre il piacere di sedersi attorno ad un tavolo a condividere un momento».
«Noi siamo nati a ridosso del lockdown - racconta Valerio Zaglio dei Giocatori Malmostosi, associazione sportiva dilettantistica che si dà appuntamento ogni lunedì alla biblioteca di Ome e che si occupa di promozione dei giochi da tavolo e dell’organizzazione di party game e feste con questi intrattenimenti - e quando abbiamo riaperto non abbiamo potuto non notare il boom».
«I giochi che stanno andando per la maggiore sono quelli che si prestano a stare in compagnia, a organizzare party games - spiega Giulia Tamagni, designer e responsabile marketing di una casa editrice -: durante gli anni duri della pandemia, infatti, si giocava in due o tre, ora invece c’è voglia di stare insieme. In particolare poi piacciono quelli che necessitano di mettere in campo la logica e le conoscenze».
«I giochi investigativi piacciono molto - aggiunge Conzadori -, così come il genere legacy, proprio perché il campo subisce modifiche permanenti nel corso della partita».
Come nasce un nuovo gioco? «L’ispirazione viene da qualunque cosa: a noi piacciono i giochi narrativi - racconta Tamagni che lavora col marito -, leggiamo molto e partiamo da una narrazione forte, poi sviluppiamo la meccanica». Ma non è così per tutti. Ogni creatore ha il suo processo mentale. «Ogni gioco ci mette più di due anni per finire sugli scaffali - aggiunge - la fase di ideazione occupa almeno un anno e altrettanti ne servono alla casa editrice».
Consigli
Per diventare un designer o lavorare in questo settore bisogna avere una passione per questo mondo: «È necessario essere creativi - spiega Tamagni -, aver voglia di mettersi in gioco e frequentare molte fiere. Fondamentale - dice - è non avere timore di proporre perché le case editrici hanno voglia di vedere e pubblicare cose nuove. Fatevi sotto e progettate, se avete paura non lo farete mai!»
«Per essere un buon scrittore - racconta Conzadori - bisogna leggere e giocare tanto». Il confronto poi è fondamentale: «C’è una community molto forte che prova i giochi prima che vengano proposti alle case editrici, trova difetti, propone migliorie».
«Non si deve aver paura di mostrare il proprio gioco - aggiunge Bertocchi -, che qualcuno possa rubare un’idea, il modo migliore per proteggerla, infatti, è mostrarla agli eventi, fare in modo che quel gioco venga associato al nome di chi l’ha ideato. Non c’è infatti la possibilità di brevettare la meccanica di un gioco, ma solo la grafica, i nomi e l’estetica di un prodotto».
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