Braccialetto elettronico: raro, costoso e nemmeno troppo stimato

Sono una quarantina quelli utilizzati a Brescia a fronte di 2.400 persone in misura alternativa
Un braccialetto elettronico - © www.giornaledibrescia.it
Un braccialetto elettronico - © www.giornaledibrescia.it
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Sono pochi. Per averli e mantenerli è necessario spendere un occhio della testa. I braccialetti elettronici non sono ben visti nemmeno da chi dovrebbe disporne l’utilizzo e, a ben vedere, non sono sempre così efficaci. Un esempio? Franco Panariello, il 55enne che lo scorso 14 ottobre in provincia di Ancona ha ammazzato con 15 coltellate la ex moglie, ne indossava uno.

Ma questo non gli ha impedito di violare il divieto di avvicinamento alla donna e non ha consentito alle forze dell’ordine di intervenire in tempo per evitare l’ennesimo femminicidio.

Cos’è, come funziona

Il braccialetto elettronico ha compiuto quest’anno il 25esimo anno di età, ma non è ancora diventato uno strumento maturo. Voluto nel tentativo di risolvere l’annoso problema del sovraffollamento il braccialetto, che per lo più è una cavigliera, può essere impiegato in casi di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, di custodia cautelare in attesa di giudizio, nella detenzione domiciliare e nei casi di semilibertà.

Pesa circa due etti ed è dotato di un sistema Gps che consente di determinare con precisione la posizione dell’individuo che lo indossa. Manda allarmi qualora esca dal perimetro prefissato, sia manomesso e staccato.

È impiegato, come misura alternativa alla detenzione in carcere, per reati non violenti o a bassa intensità offensiva. Ma anche come misura di prevenzione per le vittime di violenza di genere: serve per monitorare il rispetto degli obblighi (il divieto di avvicinamento ad esempio) da parte di soggetti sospettati o condannati per reati di violenza.

I numeri

In tutta Italia sono poco meno di 5.500 quelli in funzione, mentre le persone in misura alternativa al carcere sono circa 40mila, delle quali 2.500 solo nel distretto di Brescia. Un migliaio sono i braccialetti elettronici attivati nell’ambito delle circa 30mila indagini da Codice Rosso. Nella nostra provincia ne sono attivi una quarantina.

«Se dovessi chiederne l’applicazione oggi - ci ha detto il presidente del Tribunale di Sorveglianza Monica Calo - è più che probabile che mi debba mettere in coda e attendere a lungo. C’è poi sfiducia generale nei confronti di questo strumento, che fa da supporto alle misure alternative, perché è preferibile il controllo delle Forze dell’Ordine che in Italia - prosegue Cali - hanno una diffusione piuttosto capillare. Per ogni paese c’è sempre una stazione di Carabinieri che il suo dovere lo fa. Inoltre ciò garantisce una dinamica di relazione e rieducativa, che invece il braccialetto non garantisce».

Altrove il suo impiego è più massiccio. In Sudamerica, ad esempio, dove gli spazi sono decisamente più ampi e la presenza di forze di polizia non così capillare è particolarmente utilizzato. Così anche in Gran Bretagna. Da un lato i governi d’Oltreoceano stanno cercando rimedi alternativi al suo flop sotto il profilo del controllo effettivo. Quello d’Oltremanica dall’altro ha sperimentato che ad un numero crescente di dispositivi non è corrisposto un beneficio in termini di occupazione delle carceri. Anzi. 

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