La cerimonia del Premio Bulloni finisce sempre con l’emozionarmi. Di certo capita a molti. Oltre ai gesti straordinari dei premiati, mi colpiscono le parole che talvolta loro stessi rivolgono alla città, colme di riconoscenza.
Ci leggo sempre un che di esemplare, anche per la spiazzante modestia con cui viene accolto il tributo alla bontà, il più delle volte esteso a quanti hanno condiviso il loro cammino. È accaduto anche quest’anno: la vincitrice, Gabriella Feraboli, ha pure parlato di Brescia tutta come di una città lungimirante, nel caso specifico nel gestire la piaga della droga. I progetti suoi e di chi con lei li ha costruiti sono stati esportati, ha ricordato, in altre città. Una lungimiranza che Brescia sembra aver avuto anche nel premiare proprio la bontà, fin dal 1953.




