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Brescia e Hinterland

IL RICORDO DELLA VITTIMA

Bomba di piazzale Arnaldo, 40 anni dopo


Brescia e Hinterland
14 dic 2016, 16:35
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Venerdì Brescia ricorda il quarantesimo anniversario della strage di piazza Arnaldo. Tra le iniziative la presentazione in San Barnaba dell'autobiografia della prof. Bianca Daller Gritti, che nell'esplosione perse la vita.

Docente di tedesco, alla soglia della pensione, fu la sola vittima di quello che per la storia e per la giustizia non fu un attentato terroristico, bensì l'atto di criminali comuni che tentavano così di attirare in piazzale Arnaldo un gran numero di pattuglie delle forze dell'ordine, in modo tale da avere campo libero nella zona Ovest del capoluogo, dove intendevano di lì a poco mettere in atto un colpo da 300 milioni di lire, cifra a quei tempi favolosa.

La bomba - di fatto una pentola a pressione colma di esplosivo e innescata da una miccia - era nascosta in una borsa con il logo di una compagnia aerea. Insospettabile alla vista. Fu collocata sotto il portichetto orientale della piazza, all'angolo con via Turati, sotto quello che ai tempi era la barriera del Dazio cittadino.

A far le spese di quell'esplosione furono complessivamente dodici persone. La sola vittima fu proprio l'insegnante Daller Gritti. Ma scamparono solo dopo lunghe cure anche altri tra gli undici feriti residui. A partire dal brigadiere dei Carabinieri Giovanni Lai (poi insignito di Medaglia d'Oro al Valore Civile) che, scoperto l'ordigno, tentò invano di neutralizzarlo proprio mentre stava per esplodere. E con lui se la vide brutta anche il collega di pattuglia, il carabiniere Carmine Delli Bovi.

Piazzale Arnaldo, l'allora Brigadiere Lai alla commemorazione per i 35 anni © www.giornaledibrescia.it

A lungo la vicenda di piazzale Arnaldo fu dimenticata, in anni in cui era la matrice terroristica di molti atti criminali a suscitare maggior eco. E quella bomba, anche per le sentenze, tentò di cavalcare quell'onda, ma aveva scopo ben diverso: consentire quella rapina ad un laboratorio di oreficieria che poi non fu mai compiuta, in virtù di una rinuncia da parte dei due imputati cui la Corte d'assise di Brescia, in ogni caso credette nel 1980. Non senza condannare però gli stessi alla pena dell'ergastolo.

A Bianca Daller in Gritti, nata a Brescia 61 anni prima, fu poi intitolata una strada a Soiano del Lago. Solo in anni più recenti la città ne ha commemorato la sorte. Ora con l'appuntamento di venerdì, il ricordo si fa ancora più concreto.

 

 

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