Famiglie con bambini, persone singole, giovani e anziani, italiani e stranieri. È sabato mattina. Decine di uomini e donne sono in fila ordinata sul marciapiede di via delle Grazie, in attesa di entrare al civico 11. A fine giornata saranno 700. Quasi un terzo di quell’esercito di famiglie che da un anno a questa parte bussa alla porta di «Cibo per tutti Carmine», trovando sempre un pacco di alimenti, una parola di sostegno, abiti usati, ma anche mobili e giocattoli. Da un anno tutti i sabati è così, in un crescendo continuo.
Le povertà vecchie e nuove si sono sommate, la crisi economica e la pandemia hanno cancellato redditi, posti di lavoro, sicurezza sociale. Si pensava che con il calare del virus e la ripresa la situazione potesse migliorare, ma non è stato così. Non ancora, almeno. Nel registro di «Cibo per tutti», l’associazione di volontari ospitati da Parrocchia e Comune in via della Grazie 11, le famiglie aumentano. Erano 1.843 ad inizio ottobre per un totale di 5.726 persone fra le quali 1.708 minori, adesso sono 1.971 nuclei, 6.102 individui, 1.730 bambini.


