Davanti agli agenti della Polizia locale non riesce a trattenere le lacrime. Che sono di rabbia prima ancora che di dolore. «Quando sono arrivata qui e non ho più trovato la tomba di mio figlio mi sono sentita una pessima persona perché mi avete fatto credere che la colpa è stata mia perché non sono venuta al cimitero più spesso». Ma questa mamma, l'ennesima che da giorni sta entrando al Vantiniano per controllare se tra le 2.500 tombe rimosse nel riquadro dedicato ai bambini mai nati o morti da piccolissimi, ci sia anche quella del figlioletto, ieri in tarda mattinata non ha chiamato le Forze dell'ordine per sfogarsi. Ma per denunciare. «Queste sono ossa, ossa dei nostri bimbi» racconta con un frammento tra le mani.
Il ritrovamento
Nell'angolo di terra che porta i segni del passaggio delle ruspe, tra piccole croci coperte dal fango e peluche abbandonati, la signora trova altri pezzi di quelle che sembrano effettivamente piccole ossa. «Forse sono di animali. Io non lo so. Non sono un medico» prova ad ipotizzare una donna che accompagna gli agenti di via Donegani chiamati dal genitore sotto choc. Anche gli uomini in divisa sono in evidente difficoltà e restano in silenzio davanti alla signora che mostra i frammenti e chiede spiegazioni. «Mettiamo tutto a verbale» assicura l'ispettore che invita poi le persone presenti, tra cui il nostro fotografo, a lasciare il cimitero «perché - viene spiegato - siamo in orario di chiusura». Nel pomeriggio la mamma di uno dei 2.500 bimbi nati che non hanno più una tomba al Vantiniano, ha presentato formale denuncia ai Carabinieri di Piazza Tebaldo Brusato.




