Bimba morta per otite, la Corte d'appello chiede una nuova perizia

Una nuova consulenza. E un nuovo esame. I giudici della Corte d’appello, dopo tre ore di camera di consiglio, non escono con una sentenza, come le parti si sarebbero attese. Ma con un’ordinanza che, cinque anni dopo il dramma che piombò sulla famiglia Zacco e su tutti i professionisti che si occuparono della piccola Nicole senza riuscire a strapparla alla morte, dispone un supplemento processuale tutt’altro che scontato alla vigilia dell’udienza che ieri avrebbe dovuto aprirsi con le repliche di accusa e difesa e chiudersi con la sentenza.
Il collegio di giudici (Eleonora Babudri presidente) il prossimo 23 giugno darà mandato a un medico legale di stabilire se, come ritengono i difensori della imputata, gli avvocati Fausto e Marta Pelizzari, la pediatra della bambina avesse rispettato le linee guida nella cura dell’otite, attendendo a somministrare una cura antibiotica. La rinnovazione dell’istruzione dibattimentale è stata disposta anche per l’esame di Mattia Zacco.
Il papà della bambina deceduta nell’aprile del 2018 a soli quattro anni sarà sentito per chiarire una circostanza di non poco conto con riferimento alla presunta responsabilità del medico. Se in particolare la pediatra valutò in una o due occasioni la bambina. Per l’accusa la dottoressa ebbe modo di vedere Nicole il 5 e il 16 marzo. Per la difesa la pediatra era invece all’estero dal 26 febbraio al 14 marzo e quindi non sarebbe stata in grado di effettuare la visita del 5 marzo. Quella di undici giorni dopo, dunque, sarebbe stata la prima valutazione chiusa con la prescrizione di gocce auricolari come da manuale, almeno per i difensori.
Con la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale il momento della sentenza è destinato ad allontanarsi. Le probabilità che la pediatra, che è stata condannata a due anni al termine del processo abbreviato di primo grado, debba attendere l’autunno non sono certo poche. La sentenza d’appello sarà realtà a più di 5 anni di distanza da quei terribili giorni vissuti con il fiato sospeso da mamma e papà della piccola e dall’esercito di medici che si occupò di lei, senza successo. Nicole fu in cura all’ospedale di Manerbio, alla Clinica Poliambulanza e al Civile. Qui fu sottoposta a un complesso intervento chirurgico, che purtroppo si rivelò inutile.
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