Biblioteche, 34mila utenti «vittime» del lockdown: il 2022 è l’anno della ripresa

Tanti i frequentatori persi dalla Rete nel Bresciano. Il «recupero» di Rovato, il record di lettori di Irma e Valvestino
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BIBLIOTECHE, PERSI 34MILA UTENTI
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Oltre 34mila utenti «attivi» persi tra il 2019 e il 2022, e una ripresa che però fa ben sperare. C’è anche la Rete bibliotecaria bresciana tra le vittime della pandemia di Covid-19: nel 2020-21 ha visto crollare frequentazione e richieste di prestito.

I dati diffusi dal sito della Rbbc (Rete bibliotecaria bresciana e cremonese, che condividono il catalogo) parlano chiaro: il primo anno di lockdown è costato 54.413 utenti in meno (passati dai 184.214 del 2019 ai 133.801 dell’anno successivo), e pure il 2021 ha lasciato per strada 8.033 utenti «attivi», ovvero coloro che richiedono almeno un libro in prestito nel corso dell’anno.

Il 2022 è in ripresa, con 145.668 utenti attivi al 31 ottobre «e una stima di 150mila entro l’anno» commentano i responsabili della Rete provinciale. «Il lockdown ha costretto alla chiusura, ma per molte biblioteche la riapertura è stata particolarmente complessa - aggiungono -. Non sempre gli spazi consentivano il distanziamento e il ricambio d’aria richiesti, non sempre i Comuni da cui dipendono hanno potuto garantire personale sufficiente, e tante sono state costrette a restare chiuse, o a limitare l’accesso».

Ripartenza

Problemi che hanno pesato sulla ripresa dello scorso anno, come evidenzia il saldo negativo che risulta anche dalla tabella che pubblichiamo in questo articolo. Tabella nella quale il dato totale non coincide con quello complessivo della Rbbc perché non tiene conto delle biblioteche «speciali», ovvero non comunali ma dipendenti da enti o scuole e ricomprese nella Rete. Spulciando nella tabella comune per comune si evidenziano andamenti contrastanti, con biblioteche che hanno incrementato il numero e altre che hanno ulteriormente perso utenti.

Tra chi ha recuperato nel 2021 sul 2020,c’è la biblioteca comunale di Rovato, tra le più «performanti» lo scorso anno. «I numeri non inagannino - commenta il responsabile Ivano Bianchini -. Il Covid ci ha fatto perdere il 50% degli utenti attivi, ne abbiamo recuperati il 30%; dai 52mila prestiti del 2019 arriveremo a fine anno a 42/43mila, la strada è ancora lunga». Il segreto? «Siamo ripartiti con l’attività di promozione alla lettura nelle scuole, dalla materna alla terza media, con cacce al tesoro per imparare a usare il catalogo, e tornei di lettura su libri scelti ad hoc. L’obiettivo è formare giovani lettori che poi tornino a chiedere libri in prestito. E che portino nelle famiglie l’abitudine alla lettura - aggiunge Bianchini -. Anche nelle famiglie straniere, che scoprono grazie ai figli che si possono prendere a prestito gratuitamente anche testi che aiutino a imparare l’italiano».

Piccola ma forte

Il record del numero di utenti attivi sulla popolazione è detenuto dai comuni piccoli: Valvestino (260 su mille abitanti) e Irma (235) pur con orari di apertura risicati. Anche qui grazie agli studenti «veri colonizzatori di un servizio - spiega Mila Pagani, bibliotecaria a Irma - che vede la biblioteca anche centro di aggregazione e aula studio. Tanti utenti ci sono rimasti fedeli anche dopo il Covid, e d’estate abbiamo una buona quota di frequentatori tra i turisti, tanto che restiamo aperti anche in agosto».

Meno libri, più spazi

Che il futuro delle biblioteche debba guardare oltre il prestito, è una convinzione dei responsabili della Rete provinciale, che dagli uffici di via Milano, in città, ricordano che «soprattutto nei paesi i frequentatori delle biblioteche sono pensionati che nelle sale si ritrovano per leggere giornali e riviste, consultare volumi o anche solo per incontrarsi. Paradossalmente, grazie al prestito interbibliotecario, le biblioteche potrebbero avere meno volumi e guadagnare spazi per progetti di promozione alla lettura, educazione digitale, inclusione di chi è ai margini: adolescenti, immigrati, anziani. Certo, servirebbero investimenti mirati sulle strutture, sugli orari di apertura e sulla formazione del personale...». Insomma, un cambio di mentalità.

E se, come recita uno degli slogan di Bergamo Brescia 2023, «la cultura è cura», il prossimo anno potrebbe essere quello giusto per il rilancio.

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