«Asfalto ai piedi a 120 gradi e il caldo sotto il sole. In cantiere è un inferno»

Un operaio stradale di 40 anni racconta le condizioni in cui lavora in questi giorni bollenti
Un cantiere - © www.giornaledibrescia.it
Un cantiere - © www.giornaledibrescia.it
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Risponde al telefono mentre torna dal cantiere di una grande infrastruttura dove sta lavorando da tempo. «Come va? Caldo e fatica. È davvero dura in questi giorni». Carlo, nome di fantasia ma duro lavoro assolutamente vero, è un operaio stradale di 40 anni. «Ho saputo della morte di un mio collega a Lonato del Garda nel cantiere Tav. Poveraccio. Se io potessi - si sfoga - lavorerei solo in inverno».

Come sono queste giornate di gran caldo?

«Tremende. Inizio alle sei del mattino e finisco alle 18. Un’ora di pausa dalle 12 alle 13 e si ricomincia. La sera poi sono da buttare via. Uno straccio. Non muovo più le braccia, mal di testa e di occhi. Oltre al fatto che sono cotto dal sole che brucia».

In che condizioni lavorate?

«Chi sta sui mezzi è più fortunato perché c’è l’aria condizionata. Ma per chi lavora a terra il cantiere stradale diventa un inferno. Pensate che quando l’asfalto viene steso, raggiunge i 120-130 gradi. Le suole friggono e il sole supera 40 gradi. Per alcuni diventa impossibile».

Chi soffre di più?

«I colleghi più anziani o quelli come me un po’ in sovrappeso. Le ore più delicate sono quelle che portano a fine giornata, quando ormai la stanchezza è troppa».

Come riuscite a sostenere dieci ore di lavoro così?

«Prima regola: bere tanto. E poi continuiamo a bagnarci. Lavoriamo con la maglietta inzuppata d’acqua, anche se dopo venti minuti è già asciutta».

Lei si sente sicuro?

«Nei grandi cantieri, soprattutto per la realizzazione di opere pubbliche, ci sono gli addetti alla sicurezza sempre presenti, che girano e che ci fermano e ci fanno andare all’ombra se vedono che siamo in difficoltà. Nei cantiere più piccoli invece...».

Invece?

«Spesso i datori non stanno attenti e pensano solo al lavoro. E la sicurezza passa in secondo piano. Ti fanno correre e basta».

Se le dicessero di fare meno ore o di cambiare orari?

«Si potrebbe pensare di iniziare prima al mattino. Meno ore vorrebbe invece dire meno soldi. La fatica sarebbe comunque tanta e lo stipendio però basso. Direi di no».

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