Antimafia e inquirenti stranieri: «Brescia è la base dei clan albanesi»

Si tratta di criminalità organizzata specializzata nell’import della cocaina, individuata in diverse inchieste
Tra le attività dei clan mafiosi albanesi a Brescia, l'import della cocaina - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Tra le attività dei clan mafiosi albanesi a Brescia, l'import della cocaina - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Brescia tra le città punto di riferimento per la criminalità organizzata albanese. Lo ha detto in una recente intervista a Repubblica Altin Dumani Procuratore speciale contro la criminalità organizzata e la corruzione rispondendo ad una domanda precisa su quali siano le città italiane in cui le indagini abbiano certificato l’attività di gruppi familiari albanesi. Anche il report semestrale della Dia, Direzione investigativa antimafia diffuso questa settimana, riporta «come i gruppi criminali albanesi siano divenuti punti di riferimento per le mafie italiane nell’approvvigionamento di sostanze stupefacenti». E lo confermano anche alcuni investigatori bresciani che negli anni sono stati impegnati sul fronte del contrasto all’importazione all’ingrosso della cocaina.

«In passato i clan albanesi avevano un ruolo di primo piano anche nel racket della prostituzione, sfruttando le giovani connazionali, ma lo spostamento del mercato del sesso verso gli appartamenti e la rete ha molto ridimensionato il fenomeno. Nella nostra zona la criminalità albanese si occupa principalmente di movimentare grosse partite di cocaina». Marginale, almeno nel nostro territorio, l’attività di riciclaggio dei proventi illeciti. Chi ha lavorato e ancora lavora sottotraccia per raccogliere elementi su queste attività, ha le idee molto chiare: «Brescia viene scelta sia per ragioni economiche che logistiche».

La situazione

Le prime infatti riguardano la grande domanda di stupefacenti del territorio, spinta anche dalla maggiore disponibilità di denaro rispetto ad altre zone mentre le seconde riguardano la possibilità di usare il bresciano come naturale scalo della droga in arrivo dal nord attraverso il Brennero ma anche di quella diretta a Milano in arrivo dai Balcani. «I clan albanesi cercano le città dove c’è una grande comunità di loro connazionali e soggetti esperti si occupano di reclutare quelli che ritengono più adatti per le attività illecite. È successo a Brescia dove migliaia di albanesi lavorano dagli anni ’90 nell’edilizia ma anche nelle città portuali dell’Olanda e della Germania».

I clan infiltrano connazionali nelle squadre di operai che sdoganano i container e agiscono da distributori per conto dei cartelli sudamericani. «La droga poi viaggia direttamente verso Brescia da Rotterdam o Amburgo in auto e camion appositamente modificati, gli autisti sono accolti in case sicure per riposarsi alla fine del viaggio». A Brescia ci sono gli affari e quindi l’ambiente deve restare sereno. «Se ci sono contrasti all’interno di un clan o con altri gruppi - spiegano ancora gli investigatori - questi vengono regolati in patria, con sodali del gruppo che individuano i familiari della persona che ha sgarrato o del gruppo da colpire».

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