Andrea Busi e BresciaUnderground: «Così la Leonessa nascosta vista dai suoi fiumi»

Questa intervista è parte del progetto «Interviste allo specchio», condiviso con L’Eco di Bergamo nell'anno delle Capitali della Cultura
Andrea Busi e Raffaele Entrada di Bresciaunderground
Andrea Busi e Raffaele Entrada di Bresciaunderground
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Questa intervista è parte del progetto «Interviste allo specchio», condiviso con L’Eco di Bergamo e nato in occasione del 2023, l’anno che vede i due capoluoghi uniti come Capitale della Cultura 2023. Ogni domenica i due quotidiani propongono l’intervista a due personaggi autorevoli del mondo culturale (nell’accezione più ampia), uno bresciano e uno bergamasco, realizzate da giornalisti delle due testate. Di seguito trovate l’intervista al personaggio bresciano. Per scoprire il contenuto dell’intervista all’omologo bergamasco, invece, vi rinviamo a L'Eco di Bergamo (in calce all’intervista trovate il link diretto alla pagina dedicata del quotidiano orobico).

Talete individuava nell’acqua il principio di tutte le cose. Lo è pure per la cultura occidentale, fiorita in seno al Mediterraneo, e per molte altre, che hanno trovato nei fiumi un motore di fertilità e ricchezza. Parlare dei corsi d’acqua sotterranei che da secoli attraversano Brescia al punto da averne plasmata parte delle forme urbane, è dunque parlare della sua cultura, della sua storia, di quello che il sottosuolo ne ha custodito per secoli.

Busi e parte della squadra di Bresciaunderground
Busi e parte della squadra di Bresciaunderground

Lo sa bene Andrea Busi, fondatore e presidente di BresciaUnderground, l’associazione che dal 2006 va riscoprendo le memorie nel sottosuolo (parafrasando Dostoevskij), attraverso quella rete affascinante e misteriosa del sistema idrografico della Leonessa, lungo il quale porta a spasso migliaia di persone ogni anno, svelando gli affacci antichi di botteghe e laboratori, gli accessi delle lavandaie, i resti di ponti dimenticati e case torre. Le radici della Leonessa.

A che punto siete arrivati in questa missione?

«Per ora siamo arrivati a esplorare 38 chilometri di passaggi sotterranei. E pensare che tutto è iniziato da ragazzini, nel 1995: alle medie, alle Calini nel cuore del Carmine, io e alcuni amici ci interrogavamo sui fiumi che scorrevano sotto i nostri piedi, il Bova e il Celato. Poi abbiamo iniziato ad alzare i tombini e a guardare cosa c’era sotto» semplifica in un sorriso Busi, ma forse neppure troppo.

E poi cosa è successo?

«È successo che non ci siamo più fermati. Riscoprire i fiumi sotterranei è diventato una missione, un modo di scavare l’anima dei luoghi e della città. Noi avevamo bisogno dei fiumi, come i fiumi avevano bisogno di noi. Dai mappali alle testimonianze degli acquaioli, dai testi storici ai documenti catastali ricostruiamo gli antichi tracciati e poi ci caliamo sotto terra per esplorarli. Stivaloni, lampade e avanti. E al contempo, abbiamo voluto condividere la nostra esperienza con i bresciani e i turisti, per mostrare un volto di Brescia per secoli rimasto inaccessibile. Siamo arrivati a definire anche un protocollo per accompagnare le persone lungo tour sotterranei, riuscendo nonostante le difficoltà per l’unicità del contesto, a superare gli ostacoli burocratici, anche grazie alla disponibilità di Comune, A2A, enti e Consorzi. Ora stiamo per dare vita al quarto tour, l’Oro della Garzetta, lungo il vaso omonimo, che porterà i visitatori a ripercorrere anche alcune rocambolesche vicissitudini della storia locale degli anni Settanta».

Nel sottosuolo
Nel sottosuolo

Non siete speleologi, né archeologi e non vi considerate storici. Siete indagatori degli abissi. Ma tutto questo cammino dove vi ha portato, umanamente?

«L’esperienza di questi 20 anni ha cambiato molto il mio rapporto con la città, con la sua storia. Sono nato sulla Garza (rigorosamente al femminile, con il dialettismo impresso dall’uso secolare): il fiume mi ha insegnato cose che poi ho portato in superficie, anche se è difficile spiegarlo a chi non lo ha sperimentato sulla sua pelle. Ogni volta che risali, ti porti appresso qualcosa in più anche su quel che sai di te stesso. E il bagaglio culturale si è accresciuto di molto».

In attesa di una visita sotterranea
In attesa di una visita sotterranea

La Brescia vista da sotto ha cambiato volto da Capitale?

«La richiesta per le visite è aumentata. E noi proprio questa domenica offriremo una prospettiva in più per scoprire la Leonessa sotterranea... dalla superficie. Lo faremo attraverso quattro percorsi ogni penultimo weekend del mese, dotando i visitatori di speciali visori. In piazzale Arnaldo, per ammirare le rogge Canevrella e Cantarane, in corso Zanardelli, per scoprire il vaso Molin del Brolo, al Carmine, in rua Confettora per scoprire il Celato e i resti del salto d’acqua di un antico mulino rimasto in funzione fino agli Anni ’50. E da ultimo il Dragone in via Battaglie. Analoga proposta faremo a Bergamo l’ultimo weekend di ogni mese (vedi www.bergamobresciasotterranee.it). 

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