Lo stile è glam. Il livello di conoscenze è alto, i temi sono serissimi. E anche se partono dalla danza delle Menadi o da Isabella d’Este parlano sempre ai ventenni e ai trentenni di oggi.
È la storia dell’arte raccontata da Altre Muse, un progetto nato su Instagram per fare divulgazione svecchiando una certa retorica accademica con video, musica elettronica e una nuova lettura delle opere attraverso i grandi temi che caratterizzano la generazione del gruppo fondatore: il genere, il lavoro, il post colonialismo, il consumismo, la periferia, la moda. A idearlo nella primavera del 2020 è stata Sofia Schubert, bresciana del ’94 che dopo l’Arnaldo si è laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Ecole du Louvre di Parigi, dove vive e lavora per una galleria d’arte italiana. Con lei oggi in Altre Muse c’è una squadra di tredici persone - la redazione con Edi Guerzoni, torinese, e Clara Pérez Almodóvar, bresciana, il team video coordinato da Carlo Cosio e Centrale Studio, la direzione artistica di Valeria Accurso, le musiche di Francesca Bruna, le animazioni di Mathieu Narduzzi e il social media management di Francesca Melis - che ogni settimana pubblica articoli, podcast, Igtv e Reel (i formati video di Instagram) su vari argomenti della storia dell’arte.

«Mi sono accorta durante il primo lockdown che c’era bisogno di colmare alcuni vuoti della storia e della critica dell’arte - spiega Sofia Schubert -, come il racconto di figure femminili che sono state personalità chiave rimaste in sordina rispetto ai grandi artisti uomini che conosciamo tutti». E infatti sarà dedicato ad alcune di loro il secondo video che Altre Muse realizzeranno per Fondazione Brescia Musei nell’ambito di una nuova collaborazione per celebrare i dieci anni dei Siti Archeologici Longobardi come Patrimonio dell’Unesco.
Il primo è uscito ieri sera, sui canali social della Fondazione. Si intitola «Il regno longobardo» e vede Sofia Schubert raccontare, tra animazioni e riprese immersive nelle sale del Santa Giulia, le prime evoluzioni artistiche di un popolo ritenuto spesso vandalo in modo errato. «Anche se sono stati molto importanti a Brescia, i longobardi sono poco studiati a scuola - nota la fondatrice di Altre Muse -. Invece non solo hanno saputo intersecarsi ad altre culture in modo molto interessante, ma hanno avuto molte donne di rilievo, oltre a Ermengarda, di cui non si sa nulla».
L’intento di Brescia Musei pare evidente, e cioè riuscire ad attirare un pubblico più giovane attraverso il linguaggio ironico e innovativo di Altre Muse. Che in futuro vorrebbero collaborare con altri enti nel mondo dell’arte: «Per ora ci dedichiamo tutti al progetto nelle ore libere dal lavoro, da diverse città. Ma ci piacerebbe se potesse strutturarsi e crescere ancora».




