All'Italia stremata dal coronavirus, il governo Draghi prescrive anche una robusta «cura del ferro». Il premier lo ha spiegato stamani nella sua replica alla Camera sul Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, o Recovery Plan): per l'alta velocità ferroviaria, ha detto, «il Piano e il Fondo Complementare prevedono investimenti per oltre 15 miliardi».
Secondo Draghi «tutte le linee ad alta velocità non sono progetti vecchi, ma estremamente innovativi. La Roma-Pescara è una novità assoluta. Il raddoppio del binario sulla linea esistente della Palermo-Catania-Messina va incontro a un'esigenza avanzata dalla regione Sicilia». Il premier cita ancora «la linea ad Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria, che è vera alta velocità, dove i treni potranno viaggiare a 300 Km all'ora. Con questi investimenti, ci si metterà lo stesso tempo da Roma a Torino e da Roma a Reggio Calabria».
Al Nord le linee interessate saranno la Brescia-Verona-Vicenza, la Genova-Milano, la Genova-Torino e la Verona-Brennero. Per queste opere secondo il premier sono previsti 15 miliardi di euro, dal Pnrr e dal Fondo complementare. In aggiunta a questi, il Piano stanzia altri 6 miliardi circa per le ferrovie regionali, metà dei quali nel Mezzogiorno.
Il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, parlando stamani a un webinar ha aggiunto che, oltre ai soldi del Recovery, ci sarà anche «il rifinanziamento del Fondo Sviluppo e Coesione», per « comprare nuovo materiale rotabile e realizzare nuovi nodi di interconnessione». Il governo ha ottenuto dalla Commissione europea una deroga per inserire nel Pnrr la realizzazione di strade che che «collegano le aree interne del paese con i nodi ferroviari e le direttrici di traffico».
Infine, secondo Giovannini è pronto per essere firmato il decreto dei Ministeri di Infrastrutture e Transizione ecologica che istituisce il «mobility manager»: dovranno nominarlo i Comuni con più di 50.000 abitanti e le imprese con più di 100 dipendenti, per organizzare la mobilità locale o aziendale. Prima missione sarà gestire il rientro negli uffici dopo il lockdown, con una parte dei lavoratori che resterà probabilmente in smart working.



