Il difficile arriva adesso. «Dopo quattro anni in cui non ho praticamente più condiviso nulla con i miei figli e non per colpa mia, ora devo ricostruire un rapporto con loro». A parlare è un padre di 53 anni uscito da un incubo iniziato il giorno di Natale del 2019. Quando la ex moglie, nella fase pre divorzio, denuncia lui e la nuova compagna per violenza sessuale sui due figli che all’epoca hanno 10 e 4 anni. L’uomo viene travolto dallo tsunami della giustizia. Da una parte la Procura porta avanti l’indagine e i carabinieri lo invitano a non presentarsi a casa dei bambini, dall’altra il tribunale dei minori e i servizi sociali che intervengono per gestire gli incontri protetti tra padre e figli. La ex moglie chiede la decadenza della responsabilità genitoriale. Poi ci si mette anche il Covid che spacca ulteriormente la famiglia.
I bambini vengono sentiti in incidente probatorio e alla domanda del gip: «Ma tu vuoi stare con tuo papà?» il più piccolo risponde: «Lo vorrei vedere tanto, ma mamma non vuole». Agli atti finiscono due verbali di pronto soccorso, dove la madre aveva portato i figli: «Il minore appare asintomatico e non sono state riscontrate lesioni cutanee». Per i medici non c’è stata alcuna violenza. Ma la battaglia continua. Il padre si dichiara innocente, racconta di un rapporto di coppia con la ex moglie molto conflittuale e che lei gli impedisce di frequentare liberamente i figli. L’interrogatorio non gli evita il rinvio a giudizio e il processo con l’accusa più infamante per un genitore.




