«Tanta gente così non ce l’aspettavamo». Una processione di singoli cittadini, associazioni, gruppi organizzati o spontanei di volontari. Decine di auto e furgoni. «Grazie per tutto questo aiuto», sussurra Mina, commossa, il pensiero rivolto al marito sotto le armi in Ucraina. Da vent’anni lavora a Brescia, «conosco la vostra generosità». Sono le 11.30 di giovedì. Davanti al capannone con le bandiere ucraine, in via Cascina Pontevica a Folzano, parte il primo tir della giornata. È carico di medicinali, vestiti, materassi, cibo, articoli per bambini, coperte. In parte riempito in mattinata con il materiale arrivato dalla raccolta fatta a Pescara. Altri due tir partiranno in giornata carichi dei beni donati dai bresciani. Si aggiungono ai tre di mercoledì.
Ludmilla mostra una foto che le hanno appena mandato dal confine con la Bielorussia, zona di guerra. Soldati che posano accanto a un furgone: «Sono i medicinali spediti da Brescia».


