A Brescia si lavora più della media nazionale, ma meno che in altre province lombarde

Stakanovisti, non troppo. I bresciani dipendenti di imprese private dedicano al lavoro due settimane all’anno in più rispetto alla media nazionale, ma anche una settimana in meno dei vicini di Bergamo e addirittura undici giorni in meno dei campioni nazionali di Lecco.
È quanto emerge dalla ricerca pubblicata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese.
I dati
La ricerca - come tutte le indagini statistiche - va manipolata con attenzione, tenendo ben presenti i confini entro i quali è stata costruita. Il primo, in questo caso, è che vengono presi in considerazione solo i lavoratori dipendenti del settore privato (quindi niente artigiani in proprio, niente liberi professionisti, niente titolari di attività commerciali, niente partite iva e niente dipendenti pubblici). Il secondo è che - basandosi su report ufficiali 2021 di Istat e Inps - non è in grado di registrare tutta quella fetta di lavoro e di retribuzione che passa attraverso una assunzione in «nero» o anche solo uno straordinario «fuori busta».
Sta proprio in questi criteri di partenza la ragione del fatto che la ricerca indica un divario amplissimo fra i giorni lavorati nelle regioni del Nord e in quelle del Meridione: 247 i primi, 211 i secondi. Cioè un divario di ben 36 giorni, lavorativamente parlando due mesi. Gli stessi analisti della Cgia spiegano questo divario col fatto che un’ampia quota del lavoro dipendente al Sud è «in nero»: il Meridione ha un tasso di irregolarità indicato nel 16,7% rispetto al 9 del Nord Est.
La ricerca
Ma torniamo in Lombardia. Tre i parametri evidenziati dalla ricerca: i giorni lavorati, la retribuzione media giornaliera, la retribuzione annuale media. Se prendiamo il primo come riferimento principale, Brescia si posiziona sotto la metà classifica. Inarrivabile al vertice c’è Lecco (peraltro «campione» nazionale secondo Cgia) con ben 259,5 giornate medie retribuite. Seguono Lodi, Bergamo e Cremona rispettivamente con 256, 255 e 254. Brescia si posiziona all’ottavo posto (248,5). Dietro anche a Milano, Varese e Mantova e davanti a Como, Pavia e al fanalino di coda Sondrio (quota 230). La media nazionale è 235,3.
Altro criterio è quello della retribuzione media giornaliera. In questo Brescia fa segnare quota 92,49 euro. Un filo sotto la media nazionale indicata dalla ricerca in 92,94. E anche in questo caso non vicinissima ad altri dati di vertice lombardi. Qui a comandare è con distacco Milano con 124,07. Piazzamenti d’onore per Lecco (97,08) e Varese (96,86). Quindi a scendere troviamo Bergamo (95,3), Lodi (94,04) e infine la sesta piazza per Brescia. Questo significa che la retribuzione media nel Bresciano è - per i lavoratori dipendenti da aziende private - di 11,6 euro. Esattamente come la media nazionale.
Mettendo insieme la retribuzione media giornaliera con il numero medio di giornate retribuite arriviamo infine alla retribuzione media annua. Anche in questo caso in vetta - e di gran lunga - c’è il capoluogo lombardo e anche in questo caso Brescia è sesta con 22.983 euro (la media nazionale è 21.868).
I settori
Interessante anche vedere come si muovono i comparti produttivi. La miglior media retributiva va alle attività finanziarie e assicurative (170,12 euro a giornata), quindi l’estrattivo (163,52), l’energetico (161,26), l’informazione e comunicazione (126,40). Staccate le attività manifatturiere così centrali nel tessuto economico della nostra provincia (107,16).
Tra le altre voci troviamo i comparti delle costruzioni (86,55), commercio (84,06), istruzione (70,07), sanità e assistenza (69,77). In coda noleggio e servizi supporto alle imprese (68,20) e alloggio e ristorazione (56,03).
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