A Brescia curava i malati Covid, ora in Romania aiuta gli ucraini

La «missione» di Gabriele Tomasoni, già direttore della Terapia intensiva dell’Ospedale Civile
Gabriele Tomasoni, il primario volontario - © www.giornaledibrescia.it
Gabriele Tomasoni, il primario volontario - © www.giornaledibrescia.it
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«Bisogna opporsi con gesti di bontà». Gabriele Tomasoni non ha dubbi: l’accoglienza, l’ospitalità e la condivisione di un tratto difficile del loro cammino di vita sono elementi che possono alleviare il trauma della guerra per i profughi costretti a lasciare le loro case e il loro Paese dopo l’inizio delle ostilità tra Russia e Ucraina. Oggi sono due mesi esatti da quando i carri armati russi, da tempo ammassati alle frontiere ucraine, sono entrati nel Paese confinante.

Da allora, difficile trovare parole per raccontare le atrocità di cui abbiamo notizia dagli inviati di guerra e dalle testimonianze dirette dei sopravvissuti. Il pensiero di Tomasoni è semplice e assoluto: «Nel male che l’uomo ha saputo fare, il gesto di bontà fa la differenza». Gesti che vengono ripetuti, dall’inizio dello scorso marzo, in alcuni alloggi del villaggio del Movimento ecclesiale carmelitano che si trovano in Romania, a Snagov, nella campagna alla periferia di Bucarest. Un luogo che è diventato punto di riferimento per chi fugge dall’Ucraina devastata.

Dal Covid ai profughi

Fa ancora freddo nella campagna alla periferia di Bucarest, ma la condivisione scalda i cuori - © www.giornaledibrescia.it
Fa ancora freddo nella campagna alla periferia di Bucarest, ma la condivisione scalda i cuori - © www.giornaledibrescia.it

Il medico bresciano Gabriele Tomasoni, che del Movimento è presidente, è in pensione da pochi mesi. Da direttore della Prima Rianimazione dell’Ospedale Civile di Brescia, per due anni è stato tra i protagonisti dell’eccezionale emergenza sanitaria e umana causata dalla pandemia da Coronavirus. «Sono passato dal Covid all’accoglienza profughi in Romania dove gestiamo un piccolo villaggio in campagna nei pressi di Bucarest: ad oggi, sono ormai passate 250 persone tra mamme, nonne e bambini - afferma -. Il lavoro è tanto, ma di grande soddisfazione per l’umanità che si vive».

«Quando è iniziata la guerra, insieme a mia moglie ero spettatore del continuo flusso di profughi che dall’Ucraina cercavano rifugio in altri Paesi europei - continua -. Mi sono chiesto: io cosa posso fare? In Romania è attiva da tempo una nostra missione che negli anni ha accolto ragazzi abbandonati e Rom. Oggi il villaggio ospita i rifugiati ucraini. Ai primi di marzo siamo partiti per un viaggio che è anche occasione per festeggiare i nostri quarant’anni di matrimonio. Da medico ho vissuto gli ultimi due anni di intenso lavoro a causa della situazione eccezionale che si è determinata per la pandemia. Pensavo di aver superato la prova. Invece no. Subito dopo, con la guerra, è per me iniziata un’esperienza peggiore di quella sperimentata con la Covid. Molti i pensieri. Su tutti, il fatto che la guerra, al contrario del virus, è stata decisa dagli uomini. Per me questo è il fatto più struggente. Cosa fare? Bisogna opporsi con gesti di bontà. La pandemia sembrava la prova più grande, ma era un evento improvviso e non calcolato. Qui è un male intenzionale».

Piccoli ucraini si divertono nel prato davanti alle case del Movimento ecclesiale carmelitano - © www.giornaledibrescia.it
Piccoli ucraini si divertono nel prato davanti alle case del Movimento ecclesiale carmelitano - © www.giornaledibrescia.it

Ripete quello che ci diceva anche nelle lunghe giornate e nelle infinite notti trascorse in Terapia intensiva, spesso «a mani nude» a curare il virus: «Il nostro tempo ci è dato e bisogna sfruttarlo al meglio. Non ci tiriamo indietro».

Gratuità

Gabriele Tomasoni sorride, il viso ringiovanito dalle ore trascorse all’aria aperta a giocare con i bambini. Uno scenario nemmeno lontanamente paragonabile a quello presente nella Terapia intensiva di un grande ospedale pubblico. «Per noi è un’esperienza eccezionale: ci sprona e ci ringiovanisce» aggiunge, spiegando che con loro, dall’Italia, si alternano giovani universitari o studenti delle superiori. Conclude: «Sono gesti di gratuità, compiuti perché tutti siamo convinti che da questi gesti possa nascere un mondo nuovo».

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