Medaglia d’onore alla memoria di Aldo Accinelli, il fante che rifiutò di collaborare con i nazifascisti, pagando la sua scelta coraggiosa con l’inferno di un lager. Aldo, classe 1921, fa il commesso in un negozio di Nuvolera quando arriva la chiamata alle armi. Inquadrato nel 77° Reggimento Fanteria, raggiunge il grado di caporale maggiore. L’armistizio lo coglie mentre si trova in Francia con il 7° Battaglione Mortai; catturato dai tedeschi, non accetta di continuare a combattere al loro fianco e viene così deportato nel lager VII B di Memmingen, nella Baviera sudoccidentale. Da qui, dopo l’interrogatorio della Gestapo, viene trasferito al campo di lavoro forzato di Stockach. Le condizioni che si trova ad affrontare sono estreme. Per sopravvivere, Accinelli arriverà in talune circostanze a mangiare carne di animali in putrefazione.
Ustioni
Il lavoro che è obbligato a svolgere, da addetto alla gestione dei forni di una fonderia, è massacrante; la mancanza di strumenti di protezione gli provoca profonde ustioni alle gambe e cicatrici indelebili. Aldo riesce comunque a tener duro fino alla primavera del 1945, quando il campo è liberato dagli Alleati. Da Stockach, si mette in viaggio a piedi verso casa. Arrivato a Nuvolera, qualche tempo dopo sposa Elisa Filippini, la maestra del paese, con cui si era fidanzato alla vigilia della partenza per la guerra. La vita riprende. Accinelli trova impiego come rappresentante di dolciumi. Uomo generoso, di carattere allegro e gioviale, sembra aver dimenticato la terribile esperienza.



