Bassa

Scarface: otto a processo e 5 carabinieri trasferiti

In aula i primi rinvii a giudizio, mentre sul fronte disciplinare scattano i provvedimenti
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il tribunale di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it
Il tribunale di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it

L’inchiesta penale si intreccia con quella disciplinare interna all’Arma dei carabinieri. E i primi sviluppi, da una parte e dall’altra, arrivano quasi in contemporanea. Sul fronte processuale si regitrano i primi sette rinvii a giudizio, mentre il Comando generale di Roma ha deciso di trasferire cinque suoi militari, in servizio a Chiari.

Fronte penale. Ieri mattina davanti al gup Francesca Grassani sono comparsi gli indagati ancora sottoposti a misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta Scarface, quella che a dicembre aveva portato alla luce una presunta associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro attraverso soprattutto le vincite al Lotto. Complessivamente sono 54 i capi di imputazione contestati e le accuse a vario titolo vanno dal trasferimento fraudolento di denaro, al riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, indebito utilizzo di carte di credito, illecita concorrenza. Un’inchiesta che aveva portato all’attenzione dei magistrati i rapporti tra il principale coinvolto, l’imprenditore delle tv Francesco Mura, ed esponenti di spicco della ’ndrangheta al nord. Proprio Mura era presente nell’aula polifunzionale del Palazzo di giustizia per l’udienza preliminare. Ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato, ma il gup ha rigettato la richiesta e quindi affronterà il dibattimento che inizierà il 16 settembre. Rinviati a giudizio anche Mario Mura, il padre dell’imprenditore, per le due collaboratrici Elisa Salerno e Maria Alda Dizioli, la compagna di Mura, Sabrina Ferchichi, Gabriella Corsini, titolare di una ricevitoria a Roncadelle, Cristian Barbi, proprietario di una sala slot a Rovato e il gestore dello stesso locale, Giuseppe Fiandaca. A parte quest’ultimo, e unico ad andare in abbreviato, gli altri sette sono accusati di associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa, «per - si legge agli atti - aver commesso il fatto anche al fine di agevolare l’attività della ’Ndrina Barbaro - Papalia di Buccinasco (Mi)». 

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