Bassa

Mellino Mellini, morì per via di un ossicino: assolti due medici

La donna si presentò al pronto soccorso di Chiari dopo aver mangiato lo spiedo
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

L'ospedale Mellino Mellini di Chiari - Foto © www.giornaledibrescia.it
L'ospedale Mellino Mellini di Chiari - Foto © www.giornaledibrescia.it

Assolte perché il fatto non costituisce reato una, e perché il fatto non sussiste, l’altra. Comunque assolte. Per le due dottoresse dell’ospedale Mellino Mellini di Chiari si chiude come meglio non poteva il processo originato dalla morte di Rosa Pesenti, 64enne di Calcio, uccisa dalle lesioni e dalle relative complicazioni provocate da un frammento osseo di pochissimi millimetri incastrato tra l’esofago e l’aorta.

La dolorosa vicenda ieri arrivata al primo capolinea giudiziario risale all’ottobre del 2014. La donna si presenta al pronto soccorso del nosocomio clarense lamentando dolori alla gola. Racconta di aver mangiato «prese» di spiedo con uccellini. Sostiene - si scoprirà poi a ragione - di avere un ossicino incastrato in bocca. La dottoressa che la visita, dopo un consulto chirurgico, decide di non eseguire una gastroscopia - ritenuta pericolosa -, la dimette dopo averle prescritto un farmaco inibitore di pompa e le raccomanda di ripresentarsi in pronto soccorso qualora il dolore si acutizzi. Cosa che accade puntualmente.

Dopo una settimana la donna è di nuovo al Mellino Mellini di Chiari. Ad occuparsi di lei non è la dottoressa che l’aveva dimessa sette giorni prima, ma un’altra. Le condizioni sono decisamente diverse. A fronte di una copiosa emorragia la 64enne viene caricata sull’eliambulanza e trasferita al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Qui resta mesi. Morirà a marzo del 2015. Il suo decesso determina l’apertura del fascicolo per omicidio colposo, nel quale il sostituto procuratore Carlo Pappalardo iscrive solo i due medici del Mellino Mellini. In Tribunale.

Il processo - durato tre anni e passato dalle mani del giudice Andrea Gaboardi a quelle di Luca Angioi - si trasforma in un confronto di pareri e consulenze mediche a fronte delle quali il pm chiede la condanna delle due dottoresse ad un anno di reclusione senza sospensione condizionale della pena e i difensori dei due medici, gli avvocati Francesco Chiodi e Maria Luisa Mancini, per il primo ad intervenire, e Paolo Palumbo per il secondo, hanno chiesto invece l’assoluzione. Manca l’elemento soggettivo, quindi la colpa. Manca anche il nesso di causa effetto tra la loro condotta e la morte. Il giudice ha dato ragione a loro.

La sentenza di primo grado - letta nella prima mattinata di ieri - non chiude il confronto tra i famigliari della signora Rosa e l’Asst di Franciacorta. I primi hanno citato in giudizio l’Azienda sanitaria chiedendo un milione di euro di risarcimento danni: la causa civile - si apprende da fonti giudiziarie - pare in alto mare in attesa della perizia sulle cause del decesso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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