Bassa

L’appello di Matteo: «Cerco una malga per 1.200 animali»

La Regione promette di intervenire per dare uno spazio adeguato al gregge del 24enne di Calvisano
Matteo Ruggeri, 24 anni, allevatore di ovini della Bassa - © www.giornaledibrescia.it
Matteo Ruggeri, 24 anni, allevatore di ovini della Bassa - © www.giornaledibrescia.it
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«Da grande voglio fare…il pastore», s’è detto Matteo Ruggeri. E, mosso da una passione innata, ci è riuscito, diventando, a 24 anni, il pastore transumante più giovane d’Italia, con un gregge da 1200 animali, fra pecore, agnelli, capre. Ora però ha un’esigenza e una speranza: trovare una malga da affittare per il periodo estivo, ma fatica a trovarla disponibile.

L’impegno. «Sono tre anni che svolgo questa professione e, dunque, avendo iniziato da poco, non è semplice inserirsi: le malghe non sono moltissime e fino ad ora mi sono appoggiato a conoscenti, ad esempio la scorsa estate sono stato in Val Vestino.- ci spiega Matteo, originario di Calvisano, al confine con Montichiari-. Adesso vorrei  una malga tutta mia da prendere in gestione, anche perché il gregge è cresciuto parecchio. Andrebbe bene nel Bresciano, oppure altrove, e mi sto impegnando a cercarla dalla scorsa estate».

Lo stesso assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, ieri, si è recato in visita da Matteo, assicurando l’interessamento e il sostegno della Regione su questo fronte: «Ci impegneremo per aiutare Matteo- ha detto-. Queste sono le belle storie dell’agricoltura: giovani che scelgono di portare avanti una tradizione umana e lavorativa. Meritano di trovare l’attenzione delle istituzioni. Peraltro, la transumanza è patrimonio dell’Unesco».

Scelta di vita. Matteo ci racconta la sua scelta di vita a bordo dell’appezzamento di Montichiari dove aveva riunito per la notte parte delle sue pecore. «Sono partito da zero appena ne ho avuto la possibilità: all’inizio avevo una quarantina di animali- ci racconta il 24enne-. Questo non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita, sicuramente per alcuni aspetti faticoso: bisogna avere passione e io ce l’ho. Chiaramente, non c’è domenica, non ci sono festività e non c’è una porta da chiudersi alle spalle. D’inverno muovo in continuazione gli animali per gli appezzamenti della zona, in particolare della Bassa bresciana, e di notte li sorveglia un mio collaboratore. D’estate, invece, vado in montagna, in malga». E prosegue: «Sin da quando ero piccolo osservavo i pastori che giravano nelle vicinanze, cercando di apprendere i segreti del mestiere. Ora ho un allevamento di pecore a pascolo vagante, finalizzato alla vendita di carne, che, in zona, è richiesta principalmente dalle persone di origini straniere, mentre gli italiani la consumano meno. La lana, invece, devo purtroppo smaltirla perché il mercato non la richiede: si utilizzano tanti tessuti sintetici e lana di importazione, ossia la merino, considerata più facile da lavorare». Ha raggiunto l’assessore Rolfi, anche Ivana Tratta, in rappresentanza del Comune di Calvisano e anche della Pro loco, che ha colto al balzo lo stimolo dell’assessore volto a promuovere la produzione di carne del giovane Matteo.

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