Entrambi di origini senegalesi, entrambi autisti di camion, entrambi addirittura si chiamano Kante. «Era un fratello, sono arrivato a scaricare subito dopo di lui e lo ho visto per terra, ho cercato di fargli il massaggio cardiaco».
Il racconto del collega del 60enne morto nel tragico infortunio di Calcinato è rotto dall’emozione, le parole devono lasciare spazio alle lacrime. Dopo aver parlato con i carabinieri e i datori di lavoro ha aspettato i familiari di Kante Demba e li ha accompagnati dentro il cantiere, oltre gli sbarramenti dei mezzi del consorzio che sta realizzando la Tav, fino al camion che da strumento di lavoro, in un istante, si è trasformato nell’arma che involontariamente lo ha ucciso.




