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LA STORIA

Gabriele guida col dito da Mairano fino in Svizzera

Marco Zanetti

Bassa
29 giu 2022, 06:00
Gabriele, studente del Dandolo, con papà Fabrizio a Lostallo - © www.giornaledibrescia.it

Gabriele, studente del Dandolo, con papà Fabrizio a Lostallo - © www.giornaledibrescia.it

Pochi dubbi: Gabriele Paloschi «ha dito». Questo infatti il complimento in gergo tecnico tributato a chi ci si sa fare con le macchine radiocomandate. E fra i migliori in quello che è un autentico sport, figura appunto il bresciano.

Residente da sempre a Mairano, ne coltiva la passione sin da piccolo: «Anche papà Fabrizio era forte - ammette -. Io ho iniziato per gioco, poi ci ho preso la mano e adesso è la mia passione». Mentre nelle scorse settimane preparava l’esame di maturità da sostenere all’istituto Dandolo di Corzano, eccolo allora concedersi una pausa dai libri per cimentarsi tra olio e motori.

«Grazie al mio sponsor Gimar, a giugno ho partecipato ai campionati europei GT (Gran Turismo, ndr) di Lostallo, in Svizzera, ma con una particolarità forse impensabile: per una serie di incomprensioni “burocratiche” con la federazione italiana Amsci, ho difeso i colori dei “padroni di casa” elvetici».

E alla prima apparizione assoluta nella competizione continentale dopo varie vittorie in patria, tutto sembrava andare bene («Ero terzo in qualifica»), finché un problema al cambio della sua vettura (a benzina) lo ha mandato fuori giri: «Durante la manche per la Superpole non mi ha permesso di gareggiare per le medaglie. Peccato», spiega, con un briciolo d’amarezza nemmeno troppo velato.

Tra i più giovani ai nastri di partenza e con avversari di maggiore esperienza, il 19enne avrà comunque modo di rifarsi, qualora dovesse continuare su questa strada. «Serve molto impegno e costanza - racconta -: accelerare con le dita come se fossero i piedi è richiesto parecchio lavoro alle spalle. Al di là di un importante messa a punto in garage, necessario allenarsi con costanza e cercare sempre di perfezionarsi: per riuscirci, sfrutto la pista dietro casa nella zona industriale di Fenili nonché il circuito di Leno, dove talvolta si raggiunge la velocità massima di 95 km/h».

A sentirlo, sembrerebbe che il futuro per lui sia tracciato sull’asfalto (meglio: sull’impalcatura da cui comanda l’auto e osserva la gara), invece non è proprio così: «È uno sport dispendioso: tante le trasferte, innumerevoli le componenti da acquistare. Ci sto pensando a rendere tutto ciò il mio futuro, ma ammetto che mi piace anche Agraria, per la quale spero di diplomarmi senza intoppi e trovare poi un lavoro annesso».

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