Bassa

Falò e cortei: gli antichi riti propiziatori bresciani che stanno scomparendo

Dal falò di Sant’Antonio alle Rogazioni, fino ai rituali estivi. Un mondo che oggi resiste solo nei piccoli paesi
Una vista suggestiva della campagna bresciana - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
Una vista suggestiva della campagna bresciana - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

La sequela di riti sacri e propiziatori che caratterizzano le feste dell’estate hanno inizio molto prima, nel cuore dell’inverno, con i falò accesi sulle rive dei fiumi della campagna bresciana, a scacciare il freddo e la sterilità iemale (devastante malattia che intacca le piante).

Da Sant’Antonio al solstizio

Il primo falò si accende il 17 gennaio in onore di Sant’Antonio abate. Poi l’altissima pira d’origine celtica che s’innalzava, sino a pochi anni fa, a Bompensiero, il 22 gennaio. La Chiesa convertì tale ritualità profana in sacra, dedicandola a San Vincenzo. Ecco quindi le pire che riverberano le fiamme sulle acque del fiume Oglio: a Cadimarco, Fiesse e paesi sulle opposte sponde bresciana e cremonese, e quella suggestiva, detta dei «Canti della Merla» di Crotta d’Adda.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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