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Dietro la strage delle api, l'ipotesi dei pesticidi agricoli


Bassa
14 ago 2020, 13:15
Quattro milioni le api morte lungo un territorio di sei chilometri - © www.giornaledibrescia.it

Quattro milioni le api morte lungo un territorio di sei chilometri - © www.giornaledibrescia.it

A pochi giorni dalla strage delle api nella Bassa, quattro milioni di insetti trovati morti sabato scorso in due riserve lungo l’Oglio - tra Villachiara, Borgo San Giacomo e il Cremonese - si rafforza l’ipotesi dell’inquinamento da pesticidi usati in agricoltura. In campo per fare luce su quanto accaduto ci sono i carabinieri forestali di Cremona e le Ats di Brescia e Cremona. Coinvolto anche l’Istituto Zooprofilattico di Brescia, che sta esaminando un campione di api e di favi per individuare le cause della morìa, mentre il Parco dell’Oglio ha avviato le analisi sulla vegetazione, oltre ad aver manifestato l’intenzione di presentare denuncia contro ignoti, per danneggiamento della fauna selvatica e per inquinamento.

Al di là del danno economico, che ha coinvolto otto apicoltori tra professionisti e appassionati, è l’impatto sull’ambiente a preoccupare, anche perché la zona comprende due riserve naturali - il Bosco dell’Uccellandia e la Lanca di Azzanello - che sono un patrimonio di biodiversità e dove è proibito l’uso di fitofarmaci. «È un disastro» ha commentato il presidente del Parco dell’Oglio, Luigi Ferrari. «Non avevamo mai visto una strage simile» ha rimarcato Matteo Federici, vice presidente di Apilombardia, che ha sottolineato: «Il principale indiziato sono i pesticidi usati in agricoltura, in questo periodo per il mais e la soia».

Api e neonicotinoidi
Secondo L’Efsa (European Food Safety Authority), la maggior parte dei modi in cui i pesticidi neonicotinoidi vengono usati rappresenta un rischio per le api selvatiche e quelle mellifere. Dannosi per gli insetti sono principalmente tre sostanze - clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam - che sono attualmente soggette a restrizioni nell'Ue proprio a causa della loro pericolosità. A fine luglio, l’ultimo aggiornamento dell’analisi che Efsa aveva concluso nel 2018 ha confermato che i rischi per le api connessi ai pesticidi sono estremamente alti e incidono sul loro tasso di mortalità. 

Nonostante la moratoria europea, che risale al 2013, i tre neonicotinoidi sono ancora molto diffusi, specialmente in Francia. Uno studio pubblicato su Science of the Total Environment, infatti, dimostra che le sostanze incriminate sono state trovate in circa un campione su due, con una grande variabilità a seconda della stagione, del tipo di terreno e di altri fattori, come ad esempio le piogge. In particolare, i ricercatori hanno raccolto 536 campioni in 292 campi di colza invernale per cinque anni e hanno scoperto che molto spesso erano presenti tracce dei tre neonicotinoidi proibiti. In particolare, l’imidacloprid è stato trovato nel 43% dei campioni.

Favi su un telaio, da sinistra: primo, sesto e settimo sono difettati - Foto Lodovico Valente

Gli effetti sulle api sono devastanti. Quando non muoiono, gli insetti diventano iperattivi, come fossero drogati. I bombi volano così più velocemente ma per tratti più brevi, perdendo capacità di impollinare i fiori. L’alto livello di stress rallenta inoltre la crescità delle colonie, altera la capacità di memoria e orientamento. Lodovico Valente, apicoltore di Botticino, da anni documenta gli effetti dei pesticidi sulle sue api. «Il disastro si vede dal modo in cui perdono la capacità di costruire i favi. Gli esemplari malati non riescono a riprodurre correttamente l’esagono, a differenza dei compagni sani. Se andiamo avanti così perderemo le api e il loro patrimonio di intelligenza». 

 

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