Da prodigio del violino a sacerdote, la storia di don Luca Ferrari

Galeotto fu il maestro Luciano Antonioli che, ai tempi in cui insegnava clarinetto al conservatorio Luca Marenzio di Brescia, nello stringergli la mano gli disse: «Giovanotto, tu hai la mano del violinista». E lui, che fino a quel momento aveva studiato pianoforte e organo, ascoltò quella voce, finendo per dedicarsi al violino.
Il «giovanotto» in questione è Luca Ferrari di Collebeato. Anzi, don Luca Ferrari, il nuovo vicario parrocchiale di Ghedi. Il fatto è che, oltre a quella del maestro Antonioli, da tempo Luca sentiva pure un’altra voce: quella di un Maestro particolare, dolce ma insistente, che non si limitava a chiedergli di cambiare strumento, ma di cambiare vita.
Il vicario
Dopo un inizio con i frati francescani e dopo il servizio civile svolto alla Caritas di Brescia, Luca, classe 1969, entra in seminario. Ordinato sacerdote nel 2005, inizia la sua missione che, di parrocchia in parrocchia, lo porta a Ghedi. «Sono appena arrivato - dice -. Farò quello che mi chiede il parroco don Roberto Sottini».

Se il richiamo di Dio è risultato irresistibile, quello della musica non s’è rivelato da meno. «Gira e rigira - confessa -, vado sempre a finire lì». Insomma: in ossequio a quanto sosteneva sant’Agostino («Qui bene cantat bis orat»), don Luca vive in bilico tra Dio e il pentagramma. Non è facile, perché entrambi sono molto esigenti.
Musica
L’avventura musicale inizia ai tempi della seconda media, quando si iscrive al conservatorio, classe di violino. Luca è una sorta di enfant prodige, che vince numerosi concorsi come quello di Stresa, prima ancora di diplomarsi. Nel 1986 incontra Tibor Varga, il famoso violinista e direttore d’orchestra ungherese, che prende lui e Francesco De Angelis (solista del Teatro Alla Scala di Milano) come allievi. Nel 2000 Luca si diploma in violino al conservatorio di Padova; quando poi viene ordinato sacerdote, finisce per trascurare la musica.
Ma al cuor non si comanda. Così, don Luca si iscrive ancora al conservatorio per studiare composizione: prima a Brescia, poi a Padova. Visto che questa sede è fuori mano («O fó ‘l prét ó vègne ché»), passa al conservatorio di Riva, dove a settembre si laurea in composizione, con una tesi su Tibor Varga. Ora la nuova chiamata alla comunità di Ghedi. E chissà, magari scoprirà o indirizzerà un nuovo talento.
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