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LA STORIA

Bresciano il primo disabile italiano a costruirsi un velivolo


Bassa
14 ott 2021, 06:00
Cherubini con la squadra che lo sostiene e aiuta © www.giornaledibrescia.it

Cherubini con la squadra che lo sostiene e aiuta © www.giornaledibrescia.it

«La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare», canta Lorenzo Cherubini Jovanotti. Un’immagine incarnata appieno da un altro Cherubini, Marco: rimasto paralizzato alle gambe dopo un incidente d’auto nel 1995, il 48enne di Seniga non si è mai arreso allo sconforto ed è così riuscito a coronare il suo sogno, volare.

«Vorrei assemblare da zero un aereo e guidarlo» aveva detto nel 2017. Detto, fatto. Lo scorso 25 settembre all’aeroporto di Bresso (Milano), insieme agli amici più cari (fra cui Fabio Dorofatti), Cherubini ha presentato l’I-Keru. Un Van’s Rv-7 Experimental, la cui costruzione, partita da un kit-base dell’americana Van’s Aircraft, ha richiesto 3.500 ore e 4 anni di lavoro, il tutto in un capannone di Milzano.

Non è stata certo un’impresa semplice, anzi. Sulle difficoltà ha però prevalso la determinazione, quella voglia di dimostrare che i limiti possono essere superati. Ed ecco quindi pronto il biposto acrobatico.

«La voglia di realizzare questo progetto - spiega Marco - è nata grazie all’incontro con Alessandro Paleri (pilota paraplegico, ndr). Dopo essermi cimentato nel basket e nello sci, ho capito che, come lui, stare fra le nuvole potesse essere il mio habitat. Ho quindi voluto emularlo, ottenendo la licenza per pilotare ultraleggeri, e poi mi sono voluto costruire personalmente il mio velivolo».

È certo servito parecchio tempo e tanta burocrazia per il nulla osta ad impugnare la cloche di un aereo di aviazione generale, senza limitazioni, Cherubini è il primo disabile italiano a riuscire nell’impresa. Ovviamente era necessaria un’alternativa all’uso dei pedali per timone, freni e gas. Un’operazione completata tuttavia col supporto del Cap-Club Aviazione popolare e dello stesso Paleri, ingegnere aerospaziale, con i relativi comandi attivabili manualmente.

«Per abbattere le barriere, non bisogna abbattersi – commenta Marco, felicissimo dell’impresa -. Grazie a chi ci ha sostenuto». Cherubini parla al plurale in qualità di presidente e componente del «WeFly! Team», pattuglia aerea che - fiore all’occhiello dell’Aviazione civile nonché testimonial della Federazione nazionale piloti disabili «Baroni rotti» - dal 2007 integra in sé piloti disabili e non.

Il sodalizio (formato appunto dal leader Paleri, Cherubini, Erich Kustatscher e la new entry Walter Mondani) è dunque pronto a emozionarci dal cielo, senza mai dimenticare Fulvio Gamba. Il compianto pilota-fondatore è anzi sempre «in formazione» con il suo numero 2 impresso sulla livrea delle macchine e non mancherà quindi al prossimo grande air-show da segnarsi in calendario. Quale? «Sarebbe bello apriste le Paralimpiadi di Milano-Cortina nel 2026», ha recentemente dichiarato il sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, Alan Christian Rizzi. Un invito accolto di buon grado dal team, tenendo fede al proprio motto: «Osa volare». Ovviamente in tutti i sensi.

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