Bassa

Animali morti, rifiuti e amianto: ecco la cascina degli orrori a Visano

L’azienda suinicola era già stata coinvolta in illeciti e controllata da Arpa, Ats e Polizia locale
  • Quello che è stato ritrovato nell'azienda suinicola di Visano
    Quello che è stato ritrovato nell'azienda suinicola di Visano
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    Quello che è stato ritrovato nell'azienda suinicola di Visano
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Carcasse, farmaci, componentistica elettronica, pneumatici: tutti ammassati sotto un cumulo di terra. E poi ancora, animali in sovrannumero stipati nelle stalle insieme ad alcuni capi ormai morti, amianto sulle sponde di un fossato e rifiuti bruciati in un campo. È un racconto dell’orrore quello che emerge dai controlli fatti in un’azienda suinicola di Visano. La stessa azienda che, il 18 gennaio, a causa di uno sversamento illecito di liquami nella roggia Gambardella, era già stata oggetto di una denuncia da parte della Polizia locale. Denuncia arrivata dopo che gli agenti avevano constatato come fosse proprio l’allevamento il luogo di origine dei liquami che avevano «invaso» la roggia.

Il blitz

Inuovi controlli nell’azienda bassaiola sono il frutto dell’intenzione di esaminare più a fondo un sito considerato «a rischio»: per questa ragione l’agente Alessandro Mattanza è tornato sul posto insieme agli operatori di Ats e Arpa, per poter fare le verifiche del caso. Quello che si è palesato ai loro occhi ha dell’incredibile. A cominciare dall’esterno, dove da una montagnetta di 500 metri cubi facevano capolino ossa, tubi, siringhe, boccette di farmaci. È bastato scavare un po’ per trovare copertoni, pezzi di ferro arrugginiti e componentistica elettronica, probabilmente derivante da pc distrutti. Una vera discarica a cielo aperto.

A poca distanza gli agenti hanno poi trovato 1.500 metri cubi di materiale bituminoso utilizzato nelle asfaltature, materiale che non dovrebbe trovarsi all’interno di un’azienda agricola: per questo sulla sua provenienza sono in corso ulteriori indagini. Non bastasse, nei pressi di un fossato nelle vicinanze, mischiati con sabbia e piastrelle in ceramica, dei calcinacci sono stati trasformati in una sorta di «ciottolato», affacciato su dell’amianto smaltito in totale spregio delle norme di sicurezza. In un terreno agricolo di proprietà della ditta stessa, sono stati trovati i resti di numerosi roghi, si pensa alimentati da scarti di cui ci si voleva disfare.

Orrore nelle stalle

Terribile, infine, lo spettacolo offerto dalle stalle. In uno stato di incuria e abbandono (testimoniato dalla muffa tra le travi, da cui penzolano ragnatele su ragnatele), un odore nauesabondo nasconde una verità drammatica. Nei box in cui sono rinchiusi gli animali, ne sono stati trovati alcuni morti e in decomposizione, mentre gli altri erano visibilmente malnutriti, con mangiatoie e zone di abbeveraggio vuote.

Come se non bastasse, sono stati contati ben 3810 capi invece dei 2000 consentiti dalle autorizzazioni: stando a quanto riportato dai documenti di accompagnamento, le loro carni vengono vendute a una ditta emiliana per fare prosciutti «dop».

Per tutto questo, basandosi sulle relazioni dettagliate rilasciate da Arpa, il titolare - un agricoltore del paese - dovrà pagare diverse sanzioni amministrative all’Ats, che ha oltretutto imposto il vincolo sanitario su tutti i capi in suo possesso nonché ordinato l’abbattimento immediato di 150 suini. L’uomo ha inoltre ricevuto una seconda denuncia da parte della Polizia locale, stavolta relativa allo smaltimento e alla gestione illecita di rifiuti (anche pericolosi) e maltrattamento di animali.

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