BRESCIA Dalle tecnologie per lo studio dello spazio a ciò che serve ai marmisti di Botticino per lavorare in modo più efficiente, il passo è stato breve grazie a un progetto di ricerca. Le esperienze maturate dai gruppi di lavoro di Danilo Cambiaghi, responsabile del gruppo di Disegno di Macchine, e di David Vetturi, coordinatore locale del «Dottorato di ricerca in Scienze, tecnologie e misure spaziali - indirizzo di Misure meccaniche per l'ingegneria e lo spazio» si sono trasformate in applicazioni pratiche molto concrete e calate nella realtà del nostro territorio.
Il marmo di Botticino
La valutazione della qualità dei blocchi di marmo di Botticino è diventata l'argomento della tesi di dottorato di Ileana Bodini che oggi, dopo aver concluso il suo percorso di studi nel 2009, è restata a lavorare in università. «Nel corso di un progetto di ricerca precedente, e grazie al prof. Alberto Clerici (anche lui docente di ingegneria), siamo entrati in contatto con la cooperativa marmisti Valleverde, con cui abbiamo deciso di approfondire il tema che è diventato oggetto del dottorato - racconta David Vetturi, tutor del dottorato - instaurando un rapporto di collaborazione non onerosa, dalla quale abbiamo tratto esclusivamente un nuovo argomento di studio».
Il taglio dei grandi blocchi
L'operazione di taglio in lastre dei grandi blocchi di marmo prelevati dalla cava di montagna, e del peso di 6-8 tonnellate, è molto costosa e a priori, prima del taglio, è difficile sapere se all'interno del blocco ci siano discontinuità o difetti strutturali, come inclusioni di un minerale diverso. Se sfortunatamente ciò avviene, nella peggiore delle ipotesi le lame dei macchinari di taglio si spezzano o restano danneggiate, mentre nella migliore eventualità le lastre ottenute saranno di bassa qualità. Il team di ricerca ha lavorato per mettere a punto un metodo semplice, affidabile e non distruttivo per valutare in anticipo se valga la pena di tagliare il blocco oppure se sia meglio scartarlo. Il concetto alla base dell'idea dei ricercatori ricorda un po' l'operazione che un muratore svolge picchiettando con il pugno su un muro per capire, a seconda del suono che ottiene, se sia di mattoni pieni o forati. «Noi martelliamo il blocco di marmo - spiega Cambiaghi - e registriamo con degli accelerometri le caratteristiche delle vibrazioni trasmesse. I massi sani vibrano in modo diverso rispetto a quelli criccati». Lo studio non è concluso, manca ancora la fase di ingegnerizzazione, ma dovrebbe portare allo sviluppo di un sistema di diagnostica industriale di grande utilità.
Calcolare le vibrazioni sugli autobus
Lo stesso gruppo di lavoro ha affrontato un tema anch'esso di grande utilità pratica, che ha coinvolto l'Assessorato mobilità e trasporti della Provincia di Brescia. «Con Giulio Maternini (docente alla Facoltà di Ingegneria) abbiamo messo a punto un piccolo apparecchio dalle dimensioni di un cellulare, che contiene un Gps e una cella accelerometrica - spiega Vetturi -. Serve a valutare la frequenza di vibrazioni, accelerazioni e decelerazioni alle quali vanno soggetti i bus extraurbani della provincia».
I test eseguiti servono per localizzare le zone più critiche dei percorsi, per risanarle e di conseguenza migliorare il confort degli utenti dei trasporti pubblici. Si prevede, nel prossimo futuro, di eseguire gli stessi test sugli autobus cittadini.
Tecnologia per i satelliti
Il gruppo di ricerca coordinato da Danilo Cambiaghi collabora anche a studi più elevati in tutti i sensi, anche in quello dell'altitudine. Una metodologia elaborata dal team, è stata usata per mettere a punto il satellite Planck dell'Agenzia Spaziale Europea, che dal 5 luglio sta viaggiando nello spazio. La missione Planck è partita alla ricerca di immagini che amplieranno le conoscenze sul modo in cui si formano stelle e galassie, e ci aiuteranno a comprendere come, dopo il Big Bang, sia nato l'Universo.
In particolare i ricercatori bresciani si sono occupati, in collaborazione con Thales-Alenia Space di Vimodrone (Milano), di alcuni aspetti meccanici dello strumento LFI (Low Frequency Instrument).
Maria Cristina Ricossa



