Al femminile

Siti sessisti, una storia maledetta a cui c’è poco da aggiungere

ll gruppo social «Mia moglie» ha fatto a pezzi la fiducia di tante donne: già solo l’aver aderito dimostra un’etica sociale atrofizzata e una sensibilità maschile rinsecchita
Augusta Amolini

Augusta Amolini

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Il gruppo sessista «Mia moglie»: un caso di violenza di genere sul web - © www.giornaledibrescia.it
Il gruppo sessista «Mia moglie»: un caso di violenza di genere sul web - © www.giornaledibrescia.it

È successo, benché nessuna donna voglia credere che un uomo della propria famiglia possa averla usata come merce di scambio. Eppure, è nella fascia sommersa del web che sono finite le immagini private di mogli, fidanzate, colleghe e amiche, scambiate come figurine o vendute a poco, come la coratella.

Il termine frattaglie deriva dal latino fractus e significa «spezzato». Guarda caso, il gruppo social «Mia moglie» ha fatto a pezzi la fiducia di tante donne, dando al pudore e all’intimità il valore delle interiora di agnello. Sono 32mila gli uomini, scarsi di cuore e anestetizzati sul piano delle responsabilità, che si sono registrati senza temere di essere scoperti. Tutti ugualmente complici nello scambio di scatti rubati, dove l’apice dello squallore è stato raggiunto da chi ha dato in pasto le proprie figlie o sorelle.

Poco importa se qualcuno si è limitato a guardare: se ciò che li ha resi simili è stata la mancanza di scrupoli e di morale, oggi sono accomunati dal senso di amarezza e disistima che suscitano.

Dopo che questo ciarpame è stato scoperto, c’è stato un fuggi fuggi generale degli iscritti, ma già solo l’aver aderito al gruppo dimostra un’etica sociale atrofizzata e una sensibilità maschile rinsecchita.

Il fatto di cronaca rimanda alle tematiche del film «Nome di donna», del regista Marco Tullio Giordana, nel quale viene rappresentato il tragico aspetto relativo alle mogli e ai figli dei molestatori, obbligati a confrontarsi con il dramma di continuare a vivere e ad amare un padre o un marito dopo che ha compiuto un odioso atto di violenza. Perché di violenza si tratta, nel caso non fosse chiaro.

Questa è una storia maledetta. Forse i responsabili di un danno così grave meriterebbero di essere intervistati da Franca Leosini, e trattati come solo lei sa fare: quando, con un linguaggio forbito – reso incisivo dalla sua napoletanità – strappa i veli dell’ipocrisia e mostra il volto squallido della colpa, mostrandoli in televisione esattamente per quello che sono.

Non sarà facile dormire accanto a un marito che ha umiliato un sentimento. Le mogli dovranno trovare la forza di perdonare, mentre raccolgono l’erba calpestata, cercando di separare le ortiche dalla cicuta. Se ci riusciranno. C’è poco da aggiungere: sono gli uomini che non si riconoscono nelle loro madri o nelle sorelle, quelli che proprio non riescono a rispettare le donne.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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