Al femminile

Tra plagi e ai magari ci salveranno le vecchie zie

Oggi a vacillare è la certezza che i nuovi libri siano scritti da autori in carne e ossa, e non l’elaborato di una macchina
Una libreria con scaffali fitti di libri - Ria per Unsplash
Una libreria con scaffali fitti di libri - Ria per Unsplash
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«Ci salveranno le vecchie zie?». Per scoprirlo ho dovuto mettermi alla ricerca del libro di Leo Longanesi, ormai introvabile in libreria, persino nell’usato. È disponibile soltanto in versione digitale e, considerando la mia antipatia per gli eBook, temevo di dover rinunciare all’impresa.

La colpa è mia. Appartengo a quella generazione che ama toccare i libri, annusa la carta mentre li sfoglia e soffre moltissimo quando li presta. Alla fine, l’ho scovato o in biblioteca: edizione 1973, dedicata al padre. Un libretto dalla copertina giallognola, scritto senza fare sconti a quella borghesia italiana che, se allora arrancava, oggi è quasi dissolta. La fotografia dell’Italia votata al benessere economico è impietosa; il linguaggio chiaro mette a nudo i vizi radicati e le virtù volatili di una società che ci assomiglia. Ed è proprio quel dito ostinato nella piaga a rendere la lettura ancora così attuale.

Al di là della combinazione sapiente delle parole nella costruzione del periodo, della punteggiatura impeccabile e delle citazioni pertinenti, non c’è alcun dubbio che sia tutta farina del suo sacco. Oggi a vacillare è la certezza che i nuovi libri siano scritti da autori in carne e ossa, e non l’elaborato di una macchina. Per arginare la tendenza del «copia e incolla», nel Regno Unito è stato introdotto un marchio per distinguere i testi di «origine umana» da quelli generati dall’AI.

A tal proposito, una casa editrice americana, ha ritirato il libro «Shi Girl». Un giallo, «senza infamia e senza lode», in cui l’autrice Mia Ballard, pare, avesse attinto abbondantemente alla farina degli altrui. E proprio quelli che ancora amano leggere si sono accorti che nel testo c’era qualcosa di strano, di già conosciuto.

Alcuni editori sulle piattaforme online, non essendo soggetti a controlli, scaricano sugli autori ogni responsabilità e lasciano ai lettori il compito di scoprire i libri fasulli quanto i nuovi bestseller. Anche le figure professionali che un tempo individuavano i veri talenti stanno scomparendo. In attesa di una normativa seria, servirebbero tante vecchie zie maestre «che annusano l’aria e si rendono conto, che qualcosa sta accadendo sotto i loro occhi, qualcosa che riguarda noi uomini». Le vecchie zie maestre saprebbero riconoscere il plagio nei testi rimaneggiati da chi possiede modeste capacità letterarie, senza neppure sapere che oggi basta essere in grado di impartire all’Intelligenza Artificiale precise istruzioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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