Al femminile

Lo strano caso di Nina Jane Patel

Il suo nome è legato alla prima violenza sessuale subita nel Metaverso
Augusta Amolini

Augusta Amolini

Commentatrice

Metaverso - © www.giornaledibrescia.it
Metaverso - © www.giornaledibrescia.it

Dello strano caso di Nina Jane Patel si parla poco ma è serio e preoccupante. La vicenda riguarda una ricercatrice che si occupa dell’applicazione di realtà virtuali ma il suo nome oggi è legato alla prima violenza sessuale subita nel Metaverso.

Nina era entrata da un minuto con la sua immagine digitale in Horizon Worlds, la piattaforma VR di Meta, quando all’improvviso è stata circondata da un gruppo di avatar che dopo averla molestata l’hanno stuprata. La sorpresa e la paura l’avevano paralizzata al punto tale da impedirle di azionare le barriere di sicurezza.

La mente in quella sorta di Matrix non distingue la realtà dall’illusione e di fatto le sensazioni fisiologiche per l’aggressione provata attraverso il visore le hanno causato dei danni psicologici, amplificati dalla sottostima dell’accaduto.

Alla sua denuncia sui social sono seguite risposte desolanti in cui veniva accusata di voler attirare l’attenzione. Alcuni hanno commentato che gli avatar non sono forniti della parte del corpo necessaria per aggredire e la invitavano a «non essere sciocca» poiché la violenza non era reale.

Questa è una brutta storia, seppure ambientata in una realtà aumentata è esattamente la fotocopia di tanti abusi compiuti ogni giorno. Anche in questa viene evocato il pregiudizio oltraggioso che la vittima in qualche modo «se la sia andata a cercare».

Nella comfort zone del qualunquismo tanti continuano a pensare che se le donne restano in casa a fare scrolling sullo schermo del telefono o sedute davanti alla televisione non accade nulla. È intollerabile che il dolore dell’abuso sia ancora amplificato dall’aggiunta di giudizi sulla morale, sull’abito indossato o sul possibile consenso.

In questo periodo il retaggio secolare per il quale le donne hanno un diritto limitato della loro libertà si è ringalluzzito. Non temo di scoprire l’acqua calda scrivendo che le peggiori violenze si consumano dentro le mura domestiche, anche se risulta meno disturbante immaginare la brutalità come qualcosa di esterno e sconosciuto.

Se una donna viene aggredita alle 5 del mattino mentre sta andando al lavoro un minimo di comprensione la riscuote. Se torna di notte dopo una festa l’alone della colpa le rimane appiccicato addosso.

Nel mondo reale, come in quello virtuale, nessun pensiero risulta più ambiguo e ingiusto del meritare una prepotenza sessuale. Credetemi, ogni donna violata l’ha sempre subita e mai cercata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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