Le carrozze del regionale per Milano, con le loro doppie file di sedili azzurri, in certi orari sono così affollate da ricordare lo spazio destinato ai polli in batteria. Non passa quindi inosservata la ragazza che si mette comoda, stende le gambe e appoggia i piedi sul sedile di fronte, quasi fosse il pouf del salotto di casa. Impossibile ignorarla mentre al telefono racconta con dovizia di particolari dei pruriti ginecologici che la tormentano.
I malcapitati passeggeri restano in silenzio, quasi immobili, incerti fra il desiderio di meditare in posizione zen o cambiare scompartimento per liberarsi di quell’invadente compagna di viaggio. Forse qualcuno, dentro di sé, ripete: «Om…».
Soltanto chi pratica yoga potrebbe restare calmo sentendo un continuo parlottio davanti a scarpe da ginnastica che, poste quasi ad altezza del naso dei vicini, non profumano certo di zagara né di gelsomino. Una signora le punta gli occhi addosso, mentre spera soltanto che arrivi in fretta un controllore. L’uomo seduto di lato, invece, ha l’espressione rassegnata del pendolare: non guarda, non ascolta e continua a digitare sulla tastiera del computer, con l’atteggiamento di chi sceglie l’indifferenza come autodifesa.
In casi come questi, la maggior parte della gente preferisce lasciar correre. Non si tratta nemmeno di una scelta pilatesca, ma del timore, piuttosto concreto, di ricevere risposte sgarbate, se non qualcosa di peggio. E, talvolta, lavarsene le mani diventa un gesto quasi comprensibile. Si infilano le cuffiette e ci si rifugia nel telefono; si ascolta musica o un audiolibro fino a estraniarsi totalmente da quello che c’è intorno.
Solo pochi trovano il coraggio di esporsi per difendere quei beni minimi che, in fondo, cercano tutti: il silenzio, la pulizia e quel filo di rispetto che sta bene dappertutto.
Anche i più ligi alle norme di civiltà cercano di sottrarsi alle polemiche, finendo poi per adeguarsi al principio disinfettato della giusta distanza: «Chi me lo fa fare?». È in questo modo che l’arroganza viaggia tranquilla, senza limiti di età o differenze di genere, in una gara quotidiana dove troppi si contendono il primato.
Non si tratta soltanto di maleducazione: ci sono persone che, pur avendo ricevuto degli ottimi insegnamenti, si impongono sugli altri con malacreanza. Del resto, ogni giorno ciascuno può scegliere se adeguarsi alle regole elementari della convivenza civile o restare nella stia delle galline.




