Al femminile

Le nuove invasioni barbariche

Il sovraffollamento dei luoghi più caratteristici del Giappone ha portato a un degrado ambientale e un disagio simile a quello provato dai veneziani
Fioritura in Giappone - © www.giornaledibrescia.it
Fioritura in Giappone - © www.giornaledibrescia.it
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«Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente? Vengo!».  Le parole del film «Ecce Bombo» calzano come un kimono nuovo alle orde di turisti che arrivano in Giappone per assistere alla fioritura dei ciliegi.

Si chiama «hanami» la contemplazione degli alberi fioriti che attira anche chi conosce le tradizioni del paese del Sol Levante solo attraverso i racconti di Kenta Suzuki, il più famoso ambasciatore della cultura giapponese di Instagram Ultimamente però gli abitanti ricevono i forestieri con l’umore di chi subisce una invasione barbarica. Il sovraffollamento dei luoghi più caratteristici ha portato a un degrado ambientale e un disagio simile a quello provato dai veneziani.

Quest’anno, l’overtourism iniziato a marzo terminerà in ottobre. Per l’Esposizione Universale di Osaka si prevede l’afflusso di oltre 40 milioni di visitatori i quali, sommati ai 37 milioni di abitanti di Tokyo, metteranno a dura prova le regole dell’accoglienza e la loro proverbiale gentilezza.

Il viaggio è lungo, può durare dalle tredici alle venti ore, ma non scoraggia i viaggiatori. Attirati dalla bellezza dei paesaggi trovati su internet non vedono l’ora di passeggiare fra i pruni fioriti e pubblicare le foto. Stranamente con tutti quei ciliegi non c’è una tradizione di marmellata, i nipponici preferiscono quella di fagioli rossi. Con i fiori aromatizzano il tè sakura e con le foglie ne fanno infusi.

Lo spettacolo della fioritura piace così tanto che anche la reggia di Venaria e i meleti della Val di Non quest’anno sono stati presi d’assalto da chi, non potendo permettersi una vacanza nel Giappone autentico, si accontenta di una versione casereccia altrettanto suggestiva.

Del resto i fiori sono la carezza della natura che continua a fare il suo corso. A dispetto della stupidità umana, le gemme del maggiociondolo sbocciano anche nel parco squarciato dalle bombe e spuntano fiori ed erbe di sottobosco dove si nascondono i migranti.

Ogni anno la primavera e la Pasqua portano il simbolo della rinascita e la breve durata dei fiori dovrebbe far riflettere sulla fragilità dell’esistenza. La vita e la morte si intrecciano, il dolce e l’amaro si fondono in un ciclo infinito. Chi viaggia non pensa mai che sarebbe stato meglio restare a casa. Pochi forse noteranno la loro presenza, altri nemmeno si accorgeranno della loro assenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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