Al femminile

Un tè alle cinque, ma senza panna

Ed è a Londra, in un contesto disciplinato da norme secolari, che una donna ha piantato la bandierina femminile in un terreno tradizionalmente occupato dai maschi: proprio al centro della Chiesa anglicana
Augusta Amolini

Augusta Amolini

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Tè alle cinque
Tè alle cinque

In Inghilterra il tè delle cinque è una tradizione consolidata, ma per gustarlo nel modo migliore occorre attenersi a un vero e proprio cerimoniale. La teiera deve essere già calda, l’acqua rigorosamente bollente. Al tè nero in foglia si può aggiungere zucchero o latte fresco, ma mai la panna. È un rito elegante, fatto di gesti antichi che trasformano quel momento in una pausa.

Ed è a Londra, in un contesto disciplinato da norme secolari, che una donna ha piantato la bandierina femminile in un terreno tradizionalmente occupato dai maschi: proprio al centro della Chiesa anglicana.

Sono molti i cattolici sbalorditi nel vedere Sarah Mullally, moglie e mamma di due figli, con la mitra e i paramenti della dignità episcopale. Oggi è la prima arcivescova di Canterbury, la massima autorità spirituale di una Comunione che conta nel mondo ottantacinque milioni di fedeli.

Ha incontrato la fede a quarant’anni. All’inizio aveva scelto la professione infermieristica per essere più vicina alla gente e, già in quell’ambito, aveva raggiunto il vertice. Forse ha guardato la famiglia religiosa come una madre e, pur sapendo che non tutti avrebbero accolto la scelta di buon grado, è stata fra i vescovi inclusivi che hanno firmato per la benedizione delle coppie dello stesso sesso.

Sarah Mullally - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Sarah Mullally - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Si è così ritagliata un ruolo quasi da papessa, impensabile in un’istituzione notoriamente poco incline ai cambiamenti. Racconta di esserci riuscita facendo ricorso a «calma e compassione», la virtù dei forti e la capacità di partecipare alla sofferenza degli altri, che le saranno senz’altro utili, insieme alla resilienza, in un momento segnato dal crescente allontanamento dalla religione.

Le cose cambiano e persino l’intelligenza artificiale, a volte, si trova impreparata. Alla mia domanda: «Chi è l’arcivescovo di Canterbury?», risponde: «Justin Welby». A quel punto riformulo: «Allora chi è Sarah Mullally?». L’AI si aggiorna e ammette l’errore, confermando che la sua nomina risale al 28 gennaio 2026.

Siamo ancora colti di sorpresa nel vedere una donna esibire i simboli del potere spirituale di una confessione che riporta a Enrico VIII, passato alla storia per le sue mogli e per l’Atto di Supremazia verso la Chiesa di Roma. Eppure le tradizioni, ogni tanto, vanno interrotte: anche quando il cambiamento non ha il sapore rassicurante di un tè delle cinque, ma prende la forma di un ruolo femminile che rimette in discussione le consuetudini, dando loro un nuovo significato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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