Alle donne che le antenate se le portano dentro

Uno dei detti più famosi recita: «È sempre certo chi sia la madre, non chi sia il padre».
Ferme restando alcune eccezioni, di fatto è così, mentre a chi appartenga il maternage sociale della Giornata internazionale della donna risulta difficile stabilirlo poiché di mamme ne ha perfino troppe.
Provate a digitare le parole 8 marzo sul vostro cellulare, vedrete che questa ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1977 non ha una sola origine.
Il grande utero in cui si sviluppa la ribellione femminile contro le sopraffazioni è stato spesso gravido. Alcuni siti la fanno risalire a un tragico incendio in cui persero la vita molte operaie nel 1911, altri la riconducono allo sciopero delle camiciaie di New York nel 1909.
Io mi soffermo su un inquieto 8 marzo del 1917 di cui la storia ci consegna le immagini di un gran numero di donne scese in piazza a San Pietroburgo per chiedere il termine della partecipazione della Russia zarista alla Prima guerra mondiale. Erano tutte simili, ugualmente tristi, coperte da grandi foulard di lana incrociati sotto il mento che chiedevano il ritorno dal fronte dei loro soldati. Nei prodromi di quella protesta c’erano le avvisaglie della rivoluzione russa e la fine dell’impero, per certi versi sovrapponibile alle manifestazioni che oggi, a distanza di 107 anni, coinvolgono altre donne che temono per i mariti, per i figli e i loro fratelli.
In quel marzo 1917 le donne russe ottennero l’accesso al voto, le italiane ci arrivarono solo nel 1945. Ma è stato il film «C’è ancora domani» a farci sentire in colpa verso quel diritto acquisito troppo tardi, attualmente a volte trascurato.
Fra qualche giorno il giallo delle mimose colorerà quell’emancipazione femminile che forse è stata trasmessa attraverso il ricordo latente di tante sopraffazioni. Del resto noi siamo il prodotto dei caratteri genetici e l’insieme delle esperienze assorbite nelle nostre famiglie. Su queste ipotesi studiano coloro che intraprendono i percorsi terapeutici delle costellazioni familiari, nelle quali si possono cercare delle risposte a tanti comportamenti. Può darsi si tratti di una memoria simile alla presunta capacità dell’acqua di conservare la traccia delle sostanze che diluisce.
Le donne non sono come l’acqua che per produrre questo effetto deve essere succussa. Meglio non agitarle, potrebbero ricordare le ingiustizie subite dalle loro antenate e che senza volere si portano dentro.
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