«Siamo tutti sulla gru». Fu lo slogan che scandì i 16 giorni interminabili della protesta divenuta emblema delle istanze dei migranti e dei limiti delle logiche sottese ai flussi regolamentati.
L’avvenimento
Il 30 ottobre 2010 durante un corteo contro gli esiti della sanatoria 2009, una decina di stranieri irrompe nei cantieri della stazione metro di San Faustino e si arrampica sulla gru presente, a una trentina di metri di altezza. Una scelta clamorosa da parte di chi rivendica un permesso di soggiorno «per tutti». Quattro degli asserragliati scendono già il giorno dopo. Gli altri invece sono perentori: «Se salgono per venirci a prendere, ci buttiamo» dichiarano, per mezzo dei sostenitori dei movimenti antagonisti. Il GdB segue le interminabili giornate scandite da trattative via radio, cibo, abiti e coperte issati tramite carrucole, appelli (uno in video fu rivolto persino al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Lei è anche il nostro presidente»).
Le contromanifestazioni
Non mancano sgomberi del presidio ai piedi della gru, cariche e contromanifestazioni. Una il 13 novembre con bombe carta, feriti tra le forze dell’ordine e scene da guerriglia urbana, scatenata da antagonisti giunti da fuori. La mediazione – garanti i sindacati – termina con la discesa degli ultimi quattro manifestanti la sera del 15, sotto una pioggia torrenziale.




