La sede bresciana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, dal 31 gennaio al 2 febbraio, ospiterà una vera «stanza dei bottoni». Una task force di ricercatori provenienti da tutto il mondo si incontreranno per fare il punto sull'impatto dei principali inquinanti atmosferici su vegetali, colture ed ecosistemi. Conoscere un nemico, infatti, è il primo passo per combatterlo con le armi più efficaci. Se il nemico, poi, è insidioso e la sua offensiva ha già assestato dei duri colpi, è bene che siano i migliori a dettare le strategie.
Per questo a Brescia si riuniranno gli esperti del Programma di cooperazione internazionale sugli effetti degli inquinanti atmosferici sulla vegetazione seminaturale e le colture (Icp-Vegetation). Un programma di ricerca del Working group on effects (Wge), organismo istituito dalle Nazioni Unite (la commissione per la cooperazione economica in Europa Un/Ece) nell'ambito della Convenzione su trasporto transfrontaliero di inquinanti atmosferici a lunga distanza (Clrtap) firmata nel 1979 da 51 Paesi del continente europeo. In quegli anni ci si è resi conto che gli inquinanti atmosferici possono condizionare la salubrità di territori anche molto lontani da quelli dove è avvenuta l'emissione. È quindi necessario che i diversi Paesi lavorino di concerto per sanare la situazione.
Le tre giornate bresciane, organizzate in due eventi distinti ma collegati, mirano proprio a questo. L'1 e il 2 febbraio, il Dipartimento di Matematica e Fisica della Cattolica sarà sede dell'evento principale: il venticinquesimo meeting annuale dell'Icp-Vegetation, che coinvolge una settantina di esperti, tra ricercatori e delegati dell'Onu, provenienti da diversi Paesi e pronti a discutere insieme dei risultati scientifici fino ad ora acquisiti sull'impatto dell'ozono e della deposizione dei metalli pesanti, anche radioattivi, dei composti azotati e degli inquinanti organici persistenti (come diossine e Pcb) sulla vegetazione.
I risultati degli studi condotti nell'ambito dell'Icp Vegetation, e condivisi durante il meeting annuale, saranno utilizzati per valutare lo stato attuale dell'ambiente e per prevedere le sue condizioni future.
Ciò che si discuterà a Brescia, quindi, farà da supporto alle future politiche delle Nazioni Unite per la protezione della vegetazione e degli ecosistemi agricoli e naturali.
L'evento di febbraio verrà preceduto, il 31 gennaio, da un workshop di un gruppo di esperti Un/Ece, che stanno mettendo a punto una metodologia per mappare i flussi di ozono (l'assorbimento di ozono da parte degli ecosistemi), attendibile per ogni regione a livello nazionale ed europeo.
Maria Cristina Ricossa