Assemblee di ateneo nella settimana dal 13 al 18 febbraio e una manifestazione nazionale a Roma il 16 marzo. È il pacchetto di proteste annunciato da un cartello di organizzazioni universitarie contro l'ipotesi di abolire il valore legale della laurea.
«Il consiglio dei ministri del 27 gennaio ha discusso inaspettatamente del valore legale delle lauree, manifestando un diffuso orientamento a favore della sua abolizione e subordinando la decisione a una pubblica consultazione. Ci si sarebbe aspettato, invece - afferma un comunicato unitario di Adi, Andu, Cisl-Università, Confsal-Snals, Conpass, Cosau, Adu, Cipur, Cisal-docenti università, Cnru, Cnu, Snals-docenti università, Flc-Cgil, Rete29aprile, Sun, Udu, Uil-Rua, Usb-Pubblico impiego - che il Governo affrontasse immediatamente i gravissimi e urgenti problemi che affliggono gli atenei: diritto allo studio; precariato e nuovo reclutamento; adeguato finanziamento.
Le organizzazioni universitarie ribadiscono che il valore legale del titolo di studio rappresenta un elemento di certezza democratica indispensabile nel nostro Paese e una funzione di garanzia dello Stato sull'equità e sulla correttezza dei rapporti tra i cittadini. Non è accettabile - dicono - il modello di Università sotteso all'abolizione del valore legale delle lauree, che costruisce un sistema di formazione che permette ai privilegiati di mantenere i privilegi a spese dell'intero Paese».
Il valore legale delle lauree, proseguono, «è garanzia della qualità minima di conoscenza e di uguaglianza nell'accesso alle professioni e nella pubblica amministrazione. Non può pertanto essere il mercato a dare il giudizio necessario per una adeguata e corretta selezione».
Peraltro, concludono, l'abolizione del valore legale delle lauree sarebbe altresì incompatibile con le regole europee sul riconoscimento reciproco dei titoli legali e sull'accesso alle professioni».


