CALVISANO
Col numero 2, cioè schierato al centro della prima linea come tallonatore, tra i ragazzi della nazionale U18 che hanno sfidato l'Inghilterra, c'era anche Giovanni Maistri. Per lui non è una novità calpestare il prato del San Michele, visto che gioca a Calvisano da 3 anni, ma questa volta le cose erano un po' diverse: la maglia che indossava non era giallonera, ma azzurra, le tribune erano colme di gente che non urlava «Calvisano eh! Calvisano eh!», ma «Italia, Italia!».
E davanti c'era l'Inghilterra, i maestri del rugby, anche se neppure diciottenni pure loro, la «corazzata» che non conosce sconfitte da quasi 3 anni. L'Inghilterra che però ha faticato, riuscendo ad imporsi 28 a 12, ma non senza affanno: «Eravamo pronti ad una grande sfida, e abbiamo fatto una grande partita. Noi saremo più piccoli fisicamente, alcuni di loro saranno sicuramente più bravi, ma ciò che conta non è questo, non conta il singolo, ma la squadra e il cuore».
Giovanni e gli altri azzurrini hanno messo proprio tanto cuore nel match del Sei Nazioni Under 18: il San Michele applaudiva, incitava e a un certo punto in tribuna è apparso un grande striscione giallo e nero con scritto: «Giovanni Maistri Fan Club, vai Giova siamo tutti con te!».
«Il pubblico è stato fantastico - dice commosso Giovanni - e si conferma che Calvisano per me è una seconda casa».
Giovanni non è nato a Brescia, ma a Roma dove ha iniziato a giocare nel Rugby Lazio, a 12 anni. Una mattina poi arriva un'inaspettata telefonata che chiede a Giovanni di andare a giocare a Calvisano: «Mi hanno dato una settimana per pensarci, ma mi è bastata solo una mezz'ora per decidere di trasferirmi. È stata una grande sfida andare via da casa a 15 anni, e ora mi divido tra Accademia e famiglia».
E sì, l'Accademia: tra i 25 ragazzi convocati per la partita contro l'Inghilterra 14 provengono da queste accademie federali, nate da un anno per seguire da un punto di vista sia sportivo che scolastico, gli Under 18 più promettenti. «Come sempre agli inizi, si incontrano mille difficoltà, bisogna organizzarsi e prendere le misure su tutto - dichiara Claudio Appiani, team manager dell'Under 18 - il lavoro che stiamo facendo si vedrà fra qualche anno».
Queste Accademie, che non vanno confuse con quella di Tirrenia, che è per l'U19 ed esiste ormai da 3 stagioni, sono in tutto 3, con sede a Mogliano, Parma e Roma. Sono sostanzialmente dei collegi in cui i ragazzi studiano e si allenano tutti i giorni; l'Accademia permette quindi di avere giovani con una preparazione atletica e tecnica migliore: «Tecnica e fisico vanno di pari passo - continua Appiani - e ci curiamo anche di dare ai ragazzi abitudini comportamentali e alimentari idonee per permettere loro di diventare sportivi di alto livello».
Naturalmente si pensa anche all'istruzione e la necessità di conciliare sport di alto livello e studio è uno dei motivi per cui sono nate le Accademie. Gli atleti vivono dal lunedì al venerdì in collegi e frequentano scuole pubbliche. Dopo la scuola fino alle 16.30 i ragazzi studiano e fanno i compiti e poi, fino alle 20.30, si allenano, in campo e in palestra. A volte, in gene-re di mercoledì, hanno anche l'occasione di sfidare qualche squadra della città in cui ha sede l'Accademia. Il venerdì dopo la scuola tornano ognuno a casa propria e la domenica giocano con i rispettivi club.
Insomma si cerca di fare quanto più si può per formare un buono sportivo, ma anche un uomo: «In Accademia - continua Appiani - i ragazzi hanno tutte le possibilità di studiare e allenarsi; anzi, rispetto agli altri, sono anche più avvantaggiati, visto che tutto o quasi è concentrato in un'unica struttura e hanno tutor che li seguono per la scuola».
Non esiste però un campionato delle Accademie, cosa che invece c'è in altri Paesi dove il mondo della palla ovale vanta molti più adepti. In Italia gli atleti, quando tornano nelle rispettive squadre, giocano con ragazzi che hanno una preparazione fisico-tattica molto diversa: «Quando tornano nei loro club - dichiara ancora Claudio Appiani - sono abituati a fare la differenza; in competizioni come il Sei Nazioni, invece, il ritmo è molto più elevato e l'obiettivo è abituarsi a giocare a questi livelli».
Certo, di strada da fare per portarsi ai livelli di Inghilterra, Irlanda o Francia ce ne è ancora molta, ma il mondo del rugby giovanile italiano, negli ultimi vent'anni, è cambiato moltissimo: fino agli anni '90 le Under 18 non partecipavano a nessun tipo di competizione, ma esisteva solo il Fira, un torneo tra varie rappresentative nazionali di categoria. Ora ci sono le Accademie e c'è addirittura il Sei Nazioni. Tra vent'anni chissà cosa ci sarà.
Diana Pedroni
Rugby. Sono solo dei ragazzini ma quanto cuore ed entusiasmo
Grande spettacolo sabato a Calvisano per la sfida Italia-Inghilterra del Sei Nazioni Under 18.

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