E chi l'ha detto che il volontariato sia solo dedicare qualche ora del proprio tempo libero agli altri e non possa diventare un impiego a tempo pieno, anche per gli studenti che escono da un istituto tecnico?
Questo è stato uno dei luoghi comuni smontato dai relatori di «Il desiderio di conoscere - Quello che la crisi non scalfirà», l'incontro tra imprenditori e gli studenti dell'Itis Cerebotani di Lonato promosso da Argis (Alta Scuola per il Not for profit) e da Feralpi Group.
Il convegno, a cui seguiranno nei prossimi mesi incontri analoghi all'Itis Castelli di Brescia e all'Itis di Vobarno, aveva lo scopo di far conoscere meglio ai ragazzi l'importanza del non profit e del terzo settore, un comparto che, come ha spiegato Alfio Regis (presidente di Reti Sociali) «conta 235.000 associazioni per 750.000 occupati e 3,5 milioni di volontari, generando il 5% del Pil italiano».
E un ambito dove, «ci si può inventare, pur tra mille sfide - ha aggiunto il vicepresidente di Argis Alberto Salsi -, come imprenditori sociali, che dedicano tutto il proprio tempo ad una causa, con una legittima aspettativa di remunerazione e garantendo ritorno professionale più alto rispetto al volontariato».
Ma per affrontare questi percorsi, che vanno dal volontario, al dipendente di una cooperativa sociale, all'imprenditore sociale c'è un elemento irrinunciabile: «La competenza - ha affermato la dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Brescia Maria Rosa Raimondi -, una componente necessaria che deve essere fornita e coltivata dalla scuola». Sia dalla scuola nella sua accezione classica, con i ragazzi sui banchi, sia «in progetti di collaborazione che coinvolgano direttamente l' impresa» come ha precisato il preside dell'Itis di Lonato Vincenzo Condello.
Ma in che ambiti può poi incarnarsi l'esperienza di volontariato o di imprenditoria sociale? Giulio Boati, presidente del Centro Ambrosiano Aiuto alla vita e Elena Cantarelli, responsabile della comunicazione di Estia hanno portato agli studenti le loro esperienze personali. Il primo ha spiegato l'attività del Centro Ambrosiano, un'associazione che aiuta le donne in difficoltà durante la maternità, mentre la seconda ha illustrato ai ragazzi la filosofia e il lavoro di Estia, realtà a sostegno dei detenuti del carcere di Bollate (Mi), che tramite il lavoro manuale e l'organizzazione di spettacoli teatrali aiuta il reinserimento dei carcerati nella società.
Infine Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi, si è soffermato sul rapporto scuola-impresa, sottolineando che «la situazione lavorativa dei giovani italiani è molto grave, con ampie sacche di disoccupazione. Uno Stato che non investe sui giovani - ha proseguito - non investe su se stesso: ciò vale anche per le imprese ed è per questo che negli anni scorsi abbiamo intrapreso il percorso di apprendistato professionalizzante in collaborazione con l'Itis di Lonato».