Il 25 luglio del 2000 segnò, con il tragico incidente durante il decollo di un Concorde da Parigi, la fine dei voli commerciali supersonici, in quanto il velivolo fu ritirato dal servizio poco dopo.
Il volo supersonico non ha mai abbandonato il pensiero dei progettisti ed al recente Paris air show, Eads, European air defence and space system, è stato presentato, pur se in forma esclusivamente virtuale, lo Zehst, Zero emission high supersonic transport, un velivolo civile a bassissimo impatto ambientale, in grado di collegare Parigi con Tokio in meno di due ore e mezza.
Eads, in partnership con Onera, i laboratori francesi di ricerca spaziale sponsorizzati dal Dgac (direttorato generale dell'aviazione civile francese), ha lanciato la fattibilità di un progetto - al fine di valutarne il gradimento presso i potenziali clienti - di una macchina in grado di volare ad una velocità di crociera pari a Mach 4 a 32 km di quota, con una riduzione di emissioni di anidride carbonica del 75%, di ossidi d'azoto del 90% e di impatto acustico del 65%, valori comparati con gli standard medi del 2000 e con la possibilità di utilizzo commerciale entro il 2050.
Il dimostratore potrebbe essere presentato entro il 2020 per consentire lo sviluppo nel successivo ventennio ed il servizio per la metà del secolo. Non è stata definita la capacità in termini di passeggeri, in quanto Eads si è limitata a presentare i principi operativi.
La spinta per le fasi iniziali è fornita da una coppia di normali turbojet, per portare l'aereo ad una quota di circa 5 km con una velocità di Mach 0.8, molto vicina alle attuali velocità di crociera commerciali. A questo punto entrano in funzione, spenti i turbofan, due piccoli razzi, alimentati ad idrogeno ed ossigeno liquido, seguiti dall'accensione del razzo principale - del tipo usato per i vettori Arianne per la messa in orbita dei satelliti - per imprimere la spinta necessaria per raggiungere la velocità di Mach 2.5. Raggiunti i 23 km di quota, due «ramjets» sostituiscono i razzi nella spinta per elevare la quota operativa a 32 km ad una velocità di Mach 4.
La spinta massima percepita dai passeggeri e limitata al solo momento iniziale di salita da 5 a 23 km, grazie a particolari sistemi di pressurizzazione della cabina, non supererebbe Mach 1.2, valore ritenuto accettabile dai progettisti, in quanto non di molto superiore allo schiacciamento al sedile che subiamo quotidianamente ad ogni decollo, nel momento di massima spinta iniziale.
Con l'avvicinarsi della destinazione si spengono i ramjets ed iniziano decelerazione e discesa come un aliante - si pensi allo Shuttle - fino alla riaccensione dei turbo jet ad una quota di circa 10 km, per le normali procedure di atterraggio. Oggi può sembrare eccessivo pensare di andare da Parigi a Tokio in meno di due ore e mezza, ma lo era anche quando iniziarono ad affacciarsi le prime ipotesi di sorvolare l'Atlantico, partendo da Parigi piuttosto che da Londra, in 4 ore.
Franco Armocida



